Consigli di lettura: 5 romanzi che ho apprezzato nel 2013

Di una settantina di libri letti nel 2013, comprendendo saggi e fumetti, questi sono i cinque romanzi che più mi sono rimasti impressi. Se non riuscite a orientarvi tra classifiche di vendita, critiche letterarie e quarte di copertina, provo con questo post a fare come, quando lavoravo in libreria, un cliente mi chiedeva un consiglio: vi racconto le mie impressioni, da lettore a lettore.

“Vergogna” di J. M. Coetzee (1999)

La vergogna come metro di giudizio della società, interiorizzato dai suoi componenti; la vergogna come quello che bisognerebbe provare quando le pulsioni si fanno sentire, a dispetto delle regole sociali. Ma se a quelle pulsioni non si resiste, e la debolezza si fa forte delle aspirazioni umane alla decenza, allora dovrebbe subentrare il senso di colpa. Quel pentimento che il protagonista del libro non avverte, almeno non per se stesso. Si vivrà con ben altri tormenti come padre, quando la figlia vorrà affermare la propria indipendenza rispetto agli stessi valori “civili” di cui il padre si fa inconsapevole portatore.

Un invito al ravvedimento, con minacce

Riporto qui l’ultimo paragrafo della “lettera di minacce” scritta da Giovan Battista Stiattesi a Cosimo Quorli intorno al 7 marzo 1612, così come l’ha definita e interamente trascritta Alexandra Lapierre in una nota al suo romanzo “Artemisia” (Mondadori, 1999): un brano che penso sia ancora capace di trasmettere tutta la rabbia del suo autore, grazie anche (o nonostante) lo stile iperbolico dell’epoca barocca, che trovo irresistibilmente “romana de Roma”.

“La lunga attesa dell’angelo” di Melania G. Mazzucco (2008)

Sin dalle prime pagine, alla lettura del romanzo storico scritto da Melania Mazzucco si è accompagnata una sensazione latente di disappunto. Come se la narrazione mancasse in fin dei conti di credibilità, a dispetto della “scrupolosa opera di ricostruzione storica e documentaria” tanto della Venezia di fine Cinquecento che della storia familiare di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto. Il dubbio che mi viene da sollevare, in questa recensione, è se sia lecito – o, più semplicemente, utile – raccontare la vita di un pittore a prescindere dalle opere che ci ha lasciato: non costituiscono piuttosto la prima fonte a cui rifarsi?

“La vita agra” di Luciano Bianciardi (1962)

Un libro che dovrebbe rientrare di diritto nei programmi delle scuole medie superiori. Che, in tempi di entusiasmi non ancora sospetti, ha prefigurato tutta una serie di temi che stanno progressivamente prendendo piede nella nostra società: il precariato, lo sfruttamento del lavoro intellettuale, la crisi economica e di idee. Perché ancora ci rifiutiamo di preparare i più giovani alla realtà che li aspetta? Perché ancora fingiamo che la questione non ci riguardi: esattamente quanto rilevato dallo stesso Bianciardi nel 1962, in questo stralcio che riporto del suo romanzo-manifesto.

“Il diavolo è morto” di Raphael Aloysius Lafferty (1971)

Lafferty, da quel poco che sono venuta a sapere di lui, è un autore di difficile inquadramento. Questo romanzo è visionario, ancor più che per la storia, per le modalità della narrazione: esoterica, viene da dire, dal momento che si fonda sull’onnipresenza del non esternato, di ciò che rimane segreto ma non per questo estraneo al racconto, anzi lo permea a tal punto da divenirne il soggetto principale.

“La strada” di Cormac McCarthy (Einaudi)

La rivelazione finale della fragilità di ogni cosa. Vecchie e spinose questioni si erano risolte in tenebre e nulla. L’ultimo esemplare di una data cosa si porta con sè la categoria. Spegne la luce e scompare. Guardati intorno. Mai è un sacco di tempo. Ma il bambino la sapeva lunga. E sapeva che mai è l’assenza di qualsiasi tempo.

“Leviatano” di Paul Auster (Einaudi)

Recensione a bruciapelo di un romanzo che ho voluto leggere per motivi “extraletterari”, dal momento che nell’opera di Paul Auster volevo innanzitutto individuare il personaggio costruito sulla falsariga della performer francese Sophie Calle, della quale sono invece un’adoratrice priva di ritegno. Proprio queste poche pagine, di una biografia che credo immaginaria per quanto coerente con i fatti, mi hanno salvata dalla delusione per una lettura dalla quale sono rimasta irrimediabilmente distante. Ancora una volta, sono stata difatti tradita dal mio pessimo feeling con gli scrittori statunitensi…

Haruki Murakami: Dance dance dance. Un buon consiglio.

Recensione (criticamente parziale) di un libro che, se in prima battuta mi ha intrigato per gli spunti riflessivi e le simbologie curiose, ha finito per piacermi per meriti extra-artistici: è uno di quei romanzi che acquistano valore per il fatto di incrociare, nel momento giusto, il nostro intreccio personale, mischiandolo al proprio. Tanto per cominciare, mi sono ritrovata nell’attività lavorativa del protagonista: anche io “spalo la neve”…

“I custodi del libro” di Geraldine Brooks (Neri Pozza, 2008)

Geraldine Brooks è “custode” del romanzo storico La copertina del romanzo, edito da Neri Pozza Un prezioso manoscritto ebraico, una versione di Haggadah più unica che rara, ricompare a Sarajevo nel 1996, dopo che l’umanità […]

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