“Dai diamanti non nasce niente” di Serena Dandini (2011)

Non il solito manuale sul giardinaggio: un bel saggio divulgativo, che racconta storie e segreti di questa passione condivisa nel tempo da personaggi tanto illustri quanto “insospettabili”.

Consigli di lettura: 5 romanzi che ho apprezzato nel 2013

Di una settantina di libri letti nel 2013, comprendendo saggi e fumetti, questi sono i cinque romanzi che più mi sono rimasti impressi. Se non riuscite a orientarvi tra classifiche di vendita, critiche letterarie e quarte di copertina, provo con questo post a fare come, quando lavoravo in libreria, un cliente mi chiedeva un consiglio: vi racconto le mie impressioni, da lettore a lettore.

“Vergogna” di J. M. Coetzee (1999)

La vergogna come metro di giudizio della società, interiorizzato dai suoi componenti; la vergogna come quello che bisognerebbe provare quando le pulsioni si fanno sentire, a dispetto delle regole sociali. Ma se a quelle pulsioni non si resiste, e la debolezza si fa forte delle aspirazioni umane alla decenza, allora dovrebbe subentrare il senso di colpa. Quel pentimento che il protagonista del libro non avverte, almeno non per se stesso. Si vivrà con ben altri tormenti come padre, quando la figlia vorrà affermare la propria indipendenza rispetto agli stessi valori “civili” di cui il padre si fa inconsapevole portatore.

Graphic Journalism | “The Displaced” di Andy Warner

Il Comics Journalism, in Italia conosciuto come Graphic Journalism, riesce a comunicare notizie ed eventi di cronaca utilizzando il fumetto. Slate ha di recente pubblicato uno splendido esempio di giornalismo a fumetti: The Displaced, di Andy Warner, che racconta l’odissea vissuta dai rifugiati siriani.

Un invito al ravvedimento, con minacce

Riporto qui l’ultimo paragrafo della “lettera di minacce” scritta da Giovan Battista Stiattesi a Cosimo Quorli intorno al 7 marzo 1612, così come l’ha definita e interamente trascritta Alexandra Lapierre in una nota al suo romanzo “Artemisia” (Mondadori, 1999): un brano che penso sia ancora capace di trasmettere tutta la rabbia del suo autore, grazie anche (o nonostante) lo stile iperbolico dell’epoca barocca, che trovo irresistibilmente “romana de Roma”.

“La lunga attesa dell’angelo” di Melania G. Mazzucco (2008)

Sin dalle prime pagine, alla lettura del romanzo storico scritto da Melania Mazzucco si è accompagnata una sensazione latente di disappunto. Come se la narrazione mancasse in fin dei conti di credibilità, a dispetto della “scrupolosa opera di ricostruzione storica e documentaria” tanto della Venezia di fine Cinquecento che della storia familiare di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto. Il dubbio che mi viene da sollevare, in questa recensione, è se sia lecito – o, più semplicemente, utile – raccontare la vita di un pittore a prescindere dalle opere che ci ha lasciato: non costituiscono piuttosto la prima fonte a cui rifarsi?

“Da dove sto chiamando” di Raymond Carver (1988, prima trad. it. 1999)

A una lettura superficiale, lo stile letterario di Raymond Carver può essere interpretato come la risultante di un distacco intellettuale da parte dell’autore, in modo analogo a quanto accadeva nel Naturalismo. Eppure, focalizzando così strettamente l’attenzione sui drammi latenti dei suoi personaggi, che tenaci ingaggiano una lotta quotidiana per affermare il loro diritto all’esistenza a dispetto di ogni difficoltà, Carver trasmette il suo implicito attaccamento per l’umanità in quanto tale, con tutti i suoi limiti e le sue aspirazioni.

“La vita agra” di Luciano Bianciardi (1962)

Un libro che dovrebbe rientrare di diritto nei programmi delle scuole medie superiori. Che, in tempi di entusiasmi non ancora sospetti, ha prefigurato tutta una serie di temi che stanno progressivamente prendendo piede nella nostra società: il precariato, lo sfruttamento del lavoro intellettuale, la crisi economica e di idee. Perché ancora ci rifiutiamo di preparare i più giovani alla realtà che li aspetta? Perché ancora fingiamo che la questione non ci riguardi: esattamente quanto rilevato dallo stesso Bianciardi nel 1962, in questo stralcio che riporto del suo romanzo-manifesto.

“Il diavolo è morto” di Raphael Aloysius Lafferty (1971)

Lafferty, da quel poco che sono venuta a sapere di lui, è un autore di difficile inquadramento. Questo romanzo è visionario, ancor più che per la storia, per le modalità della narrazione: esoterica, viene da dire, dal momento che si fonda sull’onnipresenza del non esternato, di ciò che rimane segreto ma non per questo estraneo al racconto, anzi lo permea a tal punto da divenirne il soggetto principale.

“I gemelli Fahrenheit” di Michel Faber (Einaudi, 2006)

Trovando Michel Faber tra gli ospiti dell’edizione 2010 de La Milanesiana, ho realizzato di non aver mai reso pubblica questa recensione, relativa alla sua raccolta di racconti “I gemelli Fahrenheit”: a ragione lo scrittore è stato considerato un esperto di paradossi, il tema del festival, perché la sua stessa scrittura esula dalla canonica interpretazione dei rapporti tra soggetto e narrazione, autore e lettore, instaurando legami alternativi che resistono nonostante funzionino contro la logica comune.

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