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  • 27.Mar
  • An Englishman in Bari
  • Per gioco, mi è stato chiesto di scrivere un breve articolo a proposito delle attrattive turistiche di Bari; questo, sia in italiano che in inglese. Trattandosi del mio primo tentativo di scrivere compiutamente in lingua straniera, ed essendomi divertita abbastanza, lascio qui a beneficio di qualche “malcapitato” (letteralmente) turista straniero il mio misero tentativo!

  • letterario

  • 16.Jul
  • “I gemelli Fahrenheit” di Michel Faber (Einaudi, 2006)
  • Trovando Michel Faber tra gli ospiti dell’edizione 2010 de La Milanesiana, ho realizzato di non aver mai reso pubblica questa recensione, relativa alla sua raccolta di racconti “I gemelli Fahrenheit”: a ragione lo scrittore è stato considerato un esperto di paradossi, il tema del festival, perché la sua stessa scrittura esula dalla canonica interpretazione dei rapporti tra soggetto e narrazione, autore e lettore, instaurando legami alternativi che resistono nonostante funzionino contro la logica comune.

Scroscio di applausi per Bregovic: crollano gli Arcimboldi!

Un pubblico festante ha accolto l’esibizione di Goran Bregovic di giovedì sera, 29 ottobre, al Teatro degli Arcimboldi di Milano: la tappa meneghina del tour italiano 2009 ha confermato l’affetto che il pubblico di casa nutre per il compositore serbo-croato, il cui nome è indissolubilmente legato alle migliori suggestioni della cinematografia balcana, firmata Kusturica (e non soltanto).

By Kate P.

La serata al Teatro degli Arcimboldi costituisce la clamorosa smentita al mio assioma personale, frutto di precedenti esperienze, che voleva esistessero due Goran Bregovic: il compositore, che va in scena a teatro, e il direttore della Wedding & Funeral Orchestra, la cui espressività coinvolgente è incontenibile al chiuso.

Certo, il mio ingresso (ritardatario) nella sala è avvenuto all’insegna di un riverente silenzio, caldamente raccomandato dalla maschera che quasi non voleva più farmi entrare. Non poteva difatti sfuggire la liricità, e del brano e dell’esecuzione, fisicamente impersonata dai sei imponenti (quasi monumentali) cantori. Mi aspettavo, in buona sostanza, di assistere a una riedizione di quanto accaduto nel 2003, per la Karmen con lieto fine.

Goran Bregovic

Non avevo però considerato le dichiarazioni dello stesso Bregovic a proposito dell’ultimo album Alkohol, uscito all’inizio dell’anno: “La prima parte, Rakija, prende il nome dalla bevanda alcolica nazionale serba ed è stata registrata dal vivo a Guca nell’estate 2007. Le canzoni registrate a Guca non sono mai state pubblicate prima, e devono essere ascoltate e danzate sotto l’effetto di forti superalcolici… La seconda parte è quella più raffinata, lo champagne del disco… Due modi diversi di godersi la vita”.
Questa dualità è stata riproposta sul palco: archi contro ottoni; il potente percussionista (e cantante) Alen Adamovic (vero erede di Goran per presenza scenica e versatilità) opposto alle note purissime di cui sono capaci le due voci bulgare, Ludmila Radkova Trajkova e Daniela Radkova Aleksandrova.
Persino loro hanno talvolta faticato a disciplinare gli animi quando, esauriti i ritmi più tirati dei pezzi precedenti, all’atmosfera surriscaldata subentrava un’aura di sacralità. Addirittura, giunti a In the Death Car, Goran in persona ha dovuto rivolgersi al pubblico perchè lo “aiutasse” a eseguire il brano (una delle poche volte in cui era lui a cantare): “No no, niente clap clap qui, non va bene. Fate la la la, se siete capaci”.
Detto fatto, il pubblico si è intenerito fino a divenire il coro perfettamente intonato di una vita molto romantica. Salvo essere sempre pronto, all’occasione, per applaudire o acclamare… e scatenarsi in danze improvvisate, sì.

Goran Bregovic

All’interno del serioso Teatro degli Arcimboldi, ebbene, si sono alzati in tanti per partecipare attivamente allo spettacolo, ballare non uno ma innumerevoli brani: a partire dalla marcia serrata inneggiante al Messico, è stato un susseguirsi di braccia alzate e sirtaki tra i sedili ormai vuoti. Fino ai cavalli di battaglia sul finale, Mesecina Moonlight o Kalasnjikov con attacco italianizzato: è stato il trionfo della festosità popolare (non pop), dei Balcani che svecchiano l’Europa.
Al punto che il mio assennato accompagnatore è giunto a confessarmi, con un sorriso estatico: avrebbe voluto disporre di “tre bombe a mano per improvvisarsi giocoliere”. Non è fanatismo, ma la dovuta citazione a un equivalente visivo della musica di Bregovic, le pellicole di quel suo amico regista Emir Kusturica

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