Fu Cletto Arrighi, scrittore e patriota sotto pseudonimo, a battezzare così i ribelli meneghini del suo romanzo Scapigliatura e il 6 febbraio, dove gli animi scontenti vengono descritti come il “vero pandemonio del secolo”. Come dargli torto, dal momento che (tanto nella finzione letteraria quanto nella realtà) gli scapigliati furono innanzitutto i fieri oppositori di ogni ordine stabilito, a partire da quello appena instaurato nell’Italia postunitaria. Declamavano una spregiudicata indipendenza, questi letterati e creativi, dai valori della borghesia di cui non apprezzavano neppure la salute, per non parlare delle regole accademiche.

Prima che per un intrinseco valore estetico, la scapigliatura sale innanzitutto agli onori della storia, attestandosi tra quei movimenti in cui la contestazione (sociale e non solo) trova adeguato corrispettivo nell’espressione. Tant’è, quando Scurati permette a Gaspare Campari d’inventare il Negroni in onore degli scapigliati, per quanto si sappia che è “una storia romantica” al pari del romanzo di cui fa parte, non si può che riconoscere quanto stia bene l’invenzione all’interno di un simile contesto.
Courtesy of DaringToDo.
L’articolo, nella sua completezza, potrete leggerlo cliccando qui.