Succede che ti fissi su una cosa. La vuoi a tutti i costi, e più la desideri e meno sembra arrivare. È un oggetto, reale o metaforico: che differenza fa quando non ne fa per te. Nei suoi confronti tu ti comporti sempre allo stesso modo urgente, esprimendo un bisogno imprescindibile di essere soddisfatta, quello è il meglio e senza tu sei niente. È così che arrivi ad avere libri parcheggiati in tripla fila sugli scaffali, scopri imboscati nell’armadio vestiti con ancora il cartellino del prezzo attaccato. E t’infili in una storia dopo l’altra senza averne mai vissuta una serenamente. Ma come, non era questo che volevo?
Sporcarsi d’amore
Qualche tempo fa, ho scritto un tweet che una certa frangia della popolazione femminile (e consapevole, non per forza femminista) aveva immediatamente dimostrato di condividere. “Cominciano a sfuggirmi le differenze semantiche. La sfumatura tra indipendenza e solitudine, per dire.” Ebbene, sembra giunto il momento di fare il doveroso distinguo.
“You can’t stop a story being told”
Testi come questo potrebbero non interessare a nessuno e, difatti, nessuno è obbligato a leggerli. Perchè parlo bellamente dei fatti miei, di un amore finito e soprattutto della sottoscritta, che non ha bene idea di cosa fare con se stessa (o quello che ne rimane). Dal momento però che molti scrittori (e tutti i cantautori) si cimentano con le forme letterarie del dolore, non vedo perchè privarmi di un’attività che mi fa sentire meno sola. Nella convinzione che ci sia ancora qualcosa da condividere, se non con lui almeno con voi, vi lascio alla lettura di un altro capitolo della mia personalissima “Educazione sentimentale”. Se poi non voleste perder tempo, vi consiglio la galleria d’immagini che tanto a fatica ho collezionato (perchè gli olandesi non hanno ancora sposato la filosofia dei Creative Commons): le opere di Laser 3.14 riassumono tutto quello che sento, forse dicendo di più in meno parole.
Ogni Capodanno è paese
Visto il successo della newsletter in tempo reale che trasmettevo ai miei più fedeli lettori via sms, per il pubblico sollazzo replico qui le mie sommamente ignoranti considerazioni in merito a Berlino, (im)maturate durante il breve soggiorno di Capodanno.
Promemoria: in futuro, un po’ di sensatezza!
Questo post ha avuto un lungo travaglio. L’ho iniziato per registrare delle impressioni fugaci, all’indomani di una scelta decisiva quanto improvvisa che, già lo sapevo, avrebbe cambiato molte mie abitudini. Mi sono resa conto che, per quanto avessi voluto intensamente un’occasione simile, avevo paura di afferrare il momento fatidico. Di non reggere. Di non essere abbastanza efficiente. Ecco qui la dimostrazione: oltre diecimila battute di testo, non richiesto (figurarsi se pagato). Sarebbe appunto un lavoro inutile, se non fossi convinta che si possa ricavarne l’utilità su altri versanti. Da questa convinzione, le conclusioni cui sono giunta.
Pendolarismo creativo / 2: “Ma in Polonia come fanno?”
Rapallo, ore 8 del mattino (e così a oltranza): nessun treno nuovo sul fronte orientale (della Liguria). Cronaca in tempo reale di quello che si riduce a fare un comune pendolare, che non può giungere a Milano neppure predisponendosi a un’odissea di quattro o cinque ore su convogli sovraffollati. Annichilita persino l’abnegazione, che pure è proverbiale in coloro che utilizzano per principio i mezzi pubblici. Non resta, allora, che fare appello alle proprie energie più recondite: un improbabile spirito natalizio, per esempio…
Misandria selettiva / 2
Tra fuggitivi e onnipresenti, m’interrogo oggi su di un tratto comune che a tutta prima trovavo affascinante: si possono dire davvero sensibili quelli più pronti a esprimere i propri più intimi aneliti? Questo significa che siano altrettanto pronti a recepire le più basilari aspirazioni altrui?
Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.
Riflessioni esistenziali a partire da una situazione pratica che, di fatto, ancora stenta a trovare soluzioni agibili. Soprattutto, non si prospettano facili vie di fuga: lavoro, allora, lavoro a renderla più comoda. Suppongo non possa ambire a un divano di lusso, ma resta il sogno di un confortevole paio di scarpe che a furia di mettere ha finito per calzare meglio.
Misandria selettiva / 1
Special-K scrive: ok, io vado a dormire, ne ho avuto abbastanza per oggi. mi ha chiamata in lacrime, per dirmi cosa? mi dispiace di farti soffrire, ora mi sento incapace di fare qualsiasi cosa, mi sento proprio inadeguato rispetto a quello che mi chiedi. ma ti voglio tanto bene, proprio tanto. Tootsie scrive: …e quindi [...]
Io e te = noi?
Ho tratto questa fotografia da un album su Flickr (in quante cose ci si può imbattere, navigando con l’alibi dell’indagine giornalistica). Da qui e a oltranza, quest’immagine mi farà da monito, mentre cercherò di interiorizzare l’uguaglianza sopra espressa. Perchè sì, voglio considerarla tale: ho bisogno di assolutizzare, abbandonando quelle insidiose equazioni che possono infine rivelarsi impossibili. [...]