23.Mag.10

Genova: la sperimentazione della Sala Dogana

Sp10studio recupera l’ex magazzino e lo trasforma in spazio allestitivo per l’arte giovane: per la prima volta, l’antica cisterna minore di Palazzo Ducale diventa liberamente accessibile, all’interno di un programma sperimentale di galleria pubblica.

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Come già indicato dal nome, l’area della Sala Dogana era un tempo adibita allo sdoganamento del materiale espositivo dedicato alle mostre in Palazzo Ducale, a Genova. Lo spazio semi-ipogeo, collocato nell’ala est sotto il cortile minore, da magazzino è divenuto ora la sede di un interessante esperimento di pubblica galleria d’arte.
Quella che era anticamente la cisterna minore del palazzo nel 2009 è stata oggetto di un recupero condotto da Sp10studio, voluto dall’Assessorato alla Cultura del Comune e dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, con il contributo della Regione Liguria assieme al Dipartimento della Gioventù: se n’è ottenuto un luogo capace di ospitare diverse realtà culturali che, oltre a favorire la sperimentazione, promuove lo scambio di esperienze e la creazione di un network attorno a un punto d’incontro referenziale.

sala ipostila 3
Di fatto, nella complessa storia del Palazzo Ducale, è la prima volta che questi spazi sono liberamente accessibili. Già l’operazione di recupero complessivo dell’edificio, che Giovanni Spalla ha concluso nel 1992, evidenziava la vocazione della Sala Dogana a fare da museo-laboratorio per la città.
Il risultato odierno rispetta quindi appieno le previsioni elaborate vent’anni fa, anzi fa buon uso degli interventi strutturali di allora; questi hanno permesso infatti di creare spazi visivamente comunicanti, eliminando la chiusura di tre grandi varchi presenti tra la sala centrale e il corridoio di raccordo tra gli ingressi, prima non utilizzati, da piazza Matteotti e da salita del Fondaco.

ambienti-comunicanti

Con l’eliminazione delle barriere architettoniche che ne limitavano l’uso, il progetto ha ottenuto ambienti completamente accessibili. Così, la Dogana si sviluppa ora su una superficie di 175 metri quadri, articolata in due sale (quella centrale ipostila e l’altra, attrezzata per proiezioni e incontri) e il corridoio che, mettendo in comunicazione in due accessi, svolge contemporaneamente funzione di uscita di sicurezza e spazio allestitivo utilizzabile a parete. La teoria di ambienti si snoda tra le robuste strutture fondative del palazzo, per convergere nella sala maggiore, dove le volte sono appunto sostenute da massicci pilastri di pietra arenaria, molto caratterizzanti.
In questo contesto storico, l’utilizzo del vetro e del ferro consente la reversibilità delle opere recenti. In particolare, la lamiera stirata e mandorlata, nelle strutture destinate a raccordare le quote e nei dettagli di finitura (ringhiere e infissi), rende i nuovi elementi chiaramente identificabili, evitando la sovrapposizione degli interventi.

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