23.Set.08

Ludovico Einaudi: Nuvole Bianche, Piano solo

Ascoltando un amico eseguire al piano Nuvole Bianche, brano composto da Ludovico Einaudi e contenuto nell’album Una Mattina. Siediti al piano e racconta di me, suona quel brano che comincia mesto; incespica pure sulle note, […]

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Ascoltando un amico eseguire al piano Nuvole Bianche, brano composto da Ludovico Einaudi e contenuto nell’album Una Mattina.

Siediti al piano e racconta di me, suona quel brano che comincia mesto; incespica pure sulle note, sappiamo che è difficile, ma la fatica del tuo incedere sarà il giusto accompagnamento alle mie incertezze. Lasciamo agli altri l’esecuzione leggera e calibrata, non avere paura di un pubblico ‘ché sono io sola, qui affianco a sfogliare per il tuo sguardo uno spartito che non so neppure leggere. Raccontamelo tu ancora una volta, permettimi di ascoltarmi.

La mia sofferenza, dalla quale i pensieri cercano di staccarsi piano; un percorso stentato che devo ripetere per convincermene, ogni volta un po’ più forte per contrastare la facile seduzione della malinconia, perché non ci si può concedere ricordi pieni al sopraggiungere dell’assenza. Riposati, farò depositare il mio dolore in queste pause. Insisterò a piangere, apposta negando ogni illusione consolatoria.

Ma ora non esitare più e dammi questa speranza, eleva il tono oltre questa prospettiva troppo ravvicinata, di una miopia vigliacca. Credi in questa musica e Folle tornerò a danzare. Mi guardi un attimo, sai di potermi sorprendere: le tue mani picchiettano un motivo inedito che passa sui tasti troppo in fretta, perché io possa vederlo davvero. Mi sento sorridere in quel modo infantile di quando la vita mi regala una bellezza senza sforzo, che non devo neppure capire. Ascolto, sono pronta.

Perché invece torni indietro, insisti a farmi ricordare. Sempre più deciso, mi ferisci. D’accordo allora, guardiamo questo passato in tutta la sua ampiezza, sentiamo con forza il tempo che ti solca dentro. La sento salire dal basso, implacabile monta la marea del dolore e mi scuote con la prepotenza di questo andante, ma è così forte, così irresistibile… Alla fine deve succedere, la paura muove ora al coraggio. E all’ossessione segue la scelta della rivolta. Continua pure a mormorare la mia sconfitta, perché non m’importa più: sono poche note quelle che suona la tua mano destra, ma ci sono diamine e io lì mi riconosco, alte ed un tantino perentorie, va bene. Mi ascolti? Mi sento. Non importa cosa è stato, perché a chi sono ritorno.

E se qualche frammento è rimasto indietro, qualcuno che ricordo di essere stata, è ancora lì con lui… Se anche mi manca e mi vedi struggermi nel desiderio di tornare indietro, non chiedermi di dimenticare. Lasciami ancora un attimo, sola ferma qui, a salutare con la mano.

Se nuvole devono essere, che siano bianche.

Chiedo venia per le cadute di stile, ma questa è una cosa che sento molto al momento, non voglio vergognarmene. Preferisco procedere per tentativi e considerarla la prima versione del testo, quella in fondo più necessaria.

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