12.Set.08

Elio e le Storie Tese in concerto – Bologna, 12 settembre

L’Unità di Bologna passa attraverso le Storie Tese di Elio Ospiti dell’Arena Parco Nord di Bologna sarà, questo venerdì 12 settembre, il gruppo di Elio e le Storie Tese. La madre non troppo aggiornata di […]

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L’Unità di Bologna passa attraverso le Storie Tese di Elio

Ospiti dell’Arena Parco Nord di Bologna sarà, questo venerdì 12 settembre, il gruppo di Elio e le Storie Tese. La madre non troppo aggiornata di un amico li equivocò anni addietro, ribatezzandoli Elio e le sue Pretese. Mai refuso onomastico fu meno appropriato. La band ha macinato chilometri italiani e dischi d’oro, è diventata un riferimento obbligato per chi conosce il valore dell’ironia in questi anni d’inconcludenti proclamazioni da ambo/tutte le parti. Mai però che si sia concessa la tentazione dell’aria intellettuale.
Pensare che la formazione nasce negli anni Ottanta a Milano, la città da bere che dà il massimo sfoggio di sé all’ora dell’aperitivo: quanto poteva essere difficile riempirsi la bocca di stuzzichini e parole difficili, per uno con la verve di Elio? Eppure non l’ha fatto.
Si è esibito piuttosto davanti ad una decina di pensionati, la prima volta, man mano radunando attorno a sé componenti improbabili quanto il pubblico originario: Faso nell’85, Rocco Tanica nel 1982. Nel 1992 Elio riesce a far entrare persino l’amico di Liceo, il Mangoni “icona definitiva del pirla che è in ciascuno di noi”.
Se si sono messi in testa di divenire un fenomeno, se ci sono riusciti già nel 1988 (senza nemmeno un disco all’attivo, il Teatro Ciak registra 4mila spettatori per una settimana di loro concerti), ci piace pensare si tratti dell’effetto collaterale di una poetica così unica, soprattutto onnivora. “Gli” Elio e le Storie Tese hanno cantato la stessa canzone per dodici ore di fila inventando il testo al momento (1990), si sono fatti censurare in diretta RAI al concerto del 1° Maggio (l’anno dopo), hanno cantato l’Italia come Terra dei cachi nientemeno che sul palco dell’Ariston (1996), poco ci mancava che vincessero il serissimo Festival di Sanremo. Mai che qualcuno sia riuscito a capire che diamine di musica suonassero: rock demenziale per il gergo e la scurrilità gratuita, ma anche testi surreali degni del dadaismo e commistioni con ogni genere sonoro concepibile.
A loro piace definire il loro stile come “Musica per sognare”. Quantomeno, Elio e le Storie Tese sanno capirsi bene.

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