03.Set.08

L’esempio di Castellanza: archeologia industriale e recupero ambientale

Pubblico questo articolo d’interesse locale per la predilezione (tutta personale) nei confronti dell’urbanistica cosciente. Mi piace notare che anche una cittadina priva di emergenze storiche come Castellanza stia analizzando il proprio tessuto urbano: è il […]

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Pubblico questo articolo d’interesse locale per la predilezione (tutta personale) nei confronti dell’urbanistica cosciente. Mi piace notare che anche una cittadina priva di emergenze storiche come Castellanza stia analizzando il proprio tessuto urbano: è il segno del processo per cui i luoghi non sono più considerati proprietà più o meno individuali; diventano infatti condizioni di vita, un patrimonio civile passibile di miglioramento.
Quest’anno sono incappata a più riprese in episodi di archeologia industriale; penso alla Città dell’Arte (Fondazione Pistoletto) a Biella, ricavata da un ex-lanificio affacciato proprio su un corso fluviale, oppure al villaggio di Crespi d’Adda di cui mi hanno appena parlato, che purtroppo ancora fatica a trovare valorizzata quell’importanza che l’UNESCO gli ha tributato, infine allo Spazio Hangar Bicocca . Fin’ora, gli episodi di recupero sono stati interventi occasionali, affidati a fondazioni ed enti privati o para-statali.
Tant’è, per tanti esempi positivi si possono contare per lo meno altrettanti casi di abbandono. Ne ho visto uno sul confine tra Bologna e Firenze, un villaggio operaio abbarbicato sui colli come il vessillo di una nave pirata. C’è poi il mio rimpianto segreto, la Cartiera Vita Mayer di Cairate; gli edifici sono immensi, alti e scheletrici in mezzo al verde, suggestivi persino ora che sono abbandonati. A giugno, ogni volta che ci passavo sognavo la fondazione della più grande comunità artistica d’Europa.
Se la politica interviene, il discorso cambia. Si tende a dimenticare che la politica è l’espressione (almeno teorica) di una volontà collettiva. E’ giusto infatti considerare lo spazio un bene pubblico. Se non l’arte, abbiamo il diritto (e dovere) di vivere i nostri luoghi.
Questo, detto per inciso, a fronte di una Milano che si appresta all’Expo 2015 con piani “urbanistici” che neanche i Papi della Roma Barocca…

L’Arch. Claudio Scillieri, consulente per il Piano di Governo del Territorio di Castellanza, ha illustrato in una nota introduttiva quali sono gli obiettivi cardinali che l’amministrazione si è prefissa, in merito al piano regolatore cittadino.
Il lavoro ha avuto inizio dalle conclusioni cui era giunto il precedente PGT del 1978, ad opera del prof. Ezio Cerutti (docente di Urbanistica presso il Politecnico di Milano). Il piano stilato dal professore avanzava proposte che sono ancor oggi di grande coraggio; un piano “per alcuni aspetti profetico”, sostiene Scillieri.

Già trent’anni fa, il PGT individuava nel tema del “Fiume Olona” un discorso fondamentale. La proposta, allora irrealizzabile, era quella di riportare l’ambiente fluviale allo stadio originario, riconquistando un ambiente naturale a discapito dei numerosi insediamenti industriali, definiti suggestivamente un “muro di fabbriche dentro il fosso dell’Olona”.
Le prospettive di attuazione sono ora di gran lunga più avvicinabili. I fenomeni correlati, dell’ abbandono da parte delle attività produttive a fondo valle e del recupero prestigioso di parte di taluni edifici, sono ora all’ordine del giorno. Se la progressiva industrializzazione sul territorio ha portato all’inquinamento del fiume ed allo snaturamento del suo corso, ora sembra aver piede la tendenza inversa: liberatisi la maggior parte degli spazi, ha avuto inizio un processo virtuoso di riconversione dell’area.
Punto emblematico di tale processo è, nel 1991, l’insediamento dell’Università Carlo Cattaneo (LIUC) all’interno di edifici industriali recuperati con intelligenza da un progetto che porta la firma prestigiosa di Aldo Rossi. L’Amministrazione Comunale risulta essere già proprietaria dell’area meridionale della valle, posta a sud dell’asse del Sempione al confine con Legnano: esiste quindi la concreta possibilità di gestire organicamente una vasta porzione della zona. L’intera area della valle deve essere vista, secondo Scillieri, come una grande occasione di sviluppo e nel contempo di recupero paesaggistico ambientale.
Le destinazioni d’uso prospettate sono molteplici e possibili di integrazione reciproca: la realizzazione di una “spina verde attrezzabile”, in cui il corso del fiume fosse riportato a cielo aperto, affiancato da percorsi ciclopedonali, strutture di destinazione pubblica per l’intrattenimento o la cultura, che attirerebbero quindi circoscritte attività commerciali e edifici residenziali a basso impatto ambientale. Particolare attenzione dovrà essere data alla mobilità veicolare privata che dovrà arrestarsi ai margini del fondo valle in apposite aree a parcheggio, anche pluripiano e con accesso diretto dai terrazzamenti che sovrastano il fondo valle, in modo da rendere lo stesso fondo valle completamente libero dalla circolazione veicolare privata.
Il ripristino di condizioni ambietali più salubri sembra quindi la priorità affermata dal PGT di Castellanza, ribadita anche nell’auspicata creazione di una rete di trasporti pubblici efficace.

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