27.Ago.08

Identikit della vittima: quali donne subiscono violenze?

Emerge una sostanziale concordanza di dati tra indagini a carattere nazionale e rilevazioni sul territorio del particolare distretto socio-sanitario, di cui Legnano è capofila. La questione è emersa in tutta la sua gravità tramite l’indagine […]

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Emerge una sostanziale concordanza di dati tra indagini a carattere nazionale e rilevazioni sul territorio del particolare distretto socio-sanitario, di cui Legnano è capofila.

La questione è emersa in tutta la sua gravità tramite l’indagine ISTAT del 2006, la prima ricognizione estesa riguardante questa piaga sociale. Come ha riportato il Consigliere Rotondi, sono state stimate vittime di abusi per oltre sei milioni di donne tra i 16 ed i 70 anni, ovvero un terzo del campione considerato. Dato altrettanto preoccupante è il livello del sommerso, dal momento che la mancata denuncia raggiunge il 93% nei casi di violenza da parte del partner e poco meno laddove non si tratta di un compagno. Ancora, l’indagine ha inquadrato il fenomeno entro un quadro inaspettato, quello familiare: se i partner sono i responsabili della maggior parte delle forme di violenza riscontrate, lo stupro è addirittura tanto più probabile quanto più stretta è la relazione tra vittima e carnefice; resta in ogni caso all’interno della cerchia delle conoscenze la gran parte degli abusatori. Il Consigliere Rotondi non ha mancato di smentire gran parte delle convinzioni diffuse: “Chi sono le vittime di queste violenze? Contrariamente a quello che siamo tante volte portati a pensare, è un fenomeno assolutamente trasversale.”

L’indagine ISTAT del 2006 delinea un fenomeno trasversale quanto a ripartizione geografica, titolo di studio, condizione professionale, classe d’età, stato civile della donna. Le statistiche smentiscono anzi le più comuni credenze sul fenomeno che, come ha sottolineato il Consigliere Rotondi, si pensa sia “assolutamente marginale, residuale, circoscritto a territori, ambienti, culture, stili di vita segnati da arretratezza, miseria, ignoranza e soprattutto diversi dai nostri, stranieri.” Al contrario, l’incidenza maggiore delle violenze si verifica tra le donne laureate, o con un ruolo professionale rilevante quale l’essere dirigente, imprenditrice, libera professionista. Si parla in genere di persone mature e non di ragazzine avventate, dal momento che la fascia d’età più colpita è quella tra i 25 ed i 44 anni. Emerge insomma il profilo di una donna contemporanea, che potrebbe a ragione rivendicare uno stile di vita normale e si trova invece vittima di abusi, la maggior parte dei quali a carico di familiari.

Spostandoci sul territorio legnanese, non mancano purtroppo i riscontri. In attuazione della legge 23/99, nel 2005 la Regione Lombardia ha finanziato all’interno di questo distretto il progetto Maya. Si è trattato innanzitutto di un tentativo di ricognizione generale, una mappatura della realtà sociale presente ed un apprestamento delle risorse per contrastare il fenomeno delle violenze. Agli operatori sociali era stato distribuito quindi un opuscolo volto a sensibilizzarne la coscienza, mentre in contemporanea era stata svolta un’indagine, tramite la distribuzione di questionari negli studi professionali dei medici di base, che le donne potevano scegliere di compilare liberamente ed in forma riservata. Prevedibilmente, si è scoperto che anche il nostro territorio non è esente dal problema degli abusi sulla popolazione femminile, il 78% della quale ha difatti dichiarato di aver subito violenza (anche psicologica) almeno una volta nella vita. Si tratta ancora una volta di un campione eterogeneo ma dalle caratteristiche di vita sostanzialmente regolari, che non vive in un quadro di prevaricazione diffusa o in situazioni di disagio evidente: anzi, il 51% del campione ha dichiarato di possedere un titolo di studio pari o superiore al diploma di scuola media superiore; ben il 93% è economicamente produttiva, dal momento che lavora, e poco meno dell’80% ha una relazione affettiva in corso, che denota stabilità nelle abitudini di vita.

E’ da questi dati che partirà quindi l’opera di sensibilizzazione intrapresa dal Comune di Legnano: dalla coscienza che i pregiudizi costituiscono una falsa sicurezza, dietro cui non ci può trincerare. Perché qualunque donna della società è una vittima potenziale da difendere e sostenere, di modo che si esca da quel silenzio autoimposto che la maggioranza delle perseguitate finisce per adottare: il 53% delle intervistate non ha mai parlato a nessuno dell’accaduto.

Riporto qui stralci di un paio di articoli che ho realizzato, a partire da una discussione del Consiglio Comunale di Legnano.

Mi chiedo: se questo è il profilo della vittima, indipendente e spesso affermata, ancora nel pieno della sua vita, di medio/elevata cultura… Chi frequenta, che uomini le stanno attorno? Se lo stupro è in genere imputabile al partner o ad uno stretto conoscente, che cosa significa? Perchè accade?

Ho ipotizzato due scenari, uno più inquietante dell’altro.

Caso uno: se le statistiche si basano su test autocompilati, non è detto che le risposte corrispondano a verità. Ovvero, può accadere che quanto una donna “contemporanea” (lasciatemi pendere verso il mio femminismo latente, per una volta) avverte come violenza, non è invece recepita come tale da una casalinga o una donna non acculturata o indipendente, insomma che vive in contesti sociali meno aggiornati, se così si può dire. Ecco spiegato allora com’è che emerge un solo tipo di target, quando invece il fenomeno sarebbe diffuso su tutti i livelli ma addirittura non adeguatamente percepito come problema/anomalia.

Caso due: prendiamo per vera la statistica. La vittima è una donna economicamente indipendente, ha studiato a sufficienza da avere una conversazione brillante, è abbastanza giovane se non nel periodo di massima realizzazione. Ho mancato di aggiungere nell’articolo: ha una relazione, ma può anche essere separata o divorziata. Vedete quello che vedo io? Veste bene, sa quello che vuole, non deve necessariamente dipendere da qualcuno. Sembra un profilo affascinante. Perchè allora è una vittima? Perchè non sa gestire le sue relazioni emotive? O forse perchè gli uomini attorno a lei non sanno gestire il ruolo che questa donna si è guadagnata? Esercitare violenza su di lei è forse l’ultima spiaggia per affermare la supremazia del sesso forte, perchè non si riesce a conquistarla in altro modo?

Non so rispondermi, resta la desolazione del quadro generale.

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