29.Ago.08

Considerazioni sulla scrittura e la comunicazione

In questi pochi mesi di tentativi “giornalistici”, mi sono giunte a più riprese critiche sul mio stile di scrittura. Tendo a un’eccessiva complessità, le mie spiegazioni puntano troppo sugli aspetti “tecnici”, gli argomenti scelti non sono d’interesse presso il grande pubblico. Portata all’eccesso, però, la semplicità diventa arbitraria semplificazione. Anche nel pensiero, il quale non sarà più in grado di afferrare processi più articolati.

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In questi pochi mesi di tentativi “giornalistici”, mi sono giunte a più riprese critiche sul mio stile di scrittura. Tendo a un’eccessiva complessità, le mie spiegazioni puntano troppo sugli aspetti “tecnici”, gli argomenti scelti non sono d’interesse presso il grande pubblico.
Mi consigliano di leggere un testo sul giornalismo online, mi basta sfogliarne qualche pagina per imbattermi in consigli sullo stile che invocano semplicità e brevità: centrare subito la notizia, evitare digressioni, risparmiare sul numero di vocaboli utilizzati.
Mi balza all’occhio un esempio: non scrivere che i vertici “hanno potuto decidere”, i vertici “hanno deciso”.
Scusatemi: la semantica è passata di moda? Nessuno coglie la sottile sfumatura di significato per cui:
1 – “Hanno potuto decidere” significa che la scelta è contestualizzata, ovvero l’operato è in linea con il contesto su cui va a intervenire;
2 – “Hanno deciso” è un atto impositivo, niente ci fa pensare che l’ambiente circostante autorizzi l’intervento.
Signori, non è questione di introdurre inutili e complicati giri di parole. È amor di chiarezza, anzi. Ho abbandonato la critica d’arte perchè avevo in odio gli sproloqui gratuiti; d’accordo, devo ancora recitare molti mea culpa prima di giungere a uno stile davvero “giornalistico”. Entro certi limiti, però.

Mi dicono di abolire il punto e virgola in favore di virgole e punti, così le frasi risulteranno più chiare e concise. Ma saranno anche comprensibili? Spezzare un concetto complesso in tante micro-proposizioni non gerarchizzate (frase – punto – frase – punto) rende impossibile, poi, l’individuazione della nozione principale e delle nozioni che invece sono conseguenze o corollari.
Non solo. Scrivere notizie brevi, perchè il lettore si annoia. A nessuno è mai venuto in mente che uno stile senza inflessioni, uno stile telegrafico come viene tanto celebrato sui manuali, è di una noia mortale? Reintrodurre un grado di complessità nella lettura può significare anche ripristinare varietà e interesse, a mio parere.

Anche perché lo stesso manuale di cui sopra, nei capitoli seguenti, riconosce nella possibilità di diversificazione la virtù peculiare di internet: una notizia per un lettore. Di più, si citano esempi clamorosi di blog o siti personali in cui una mente (e uno stile) inconfodibile hanno ottenuto un vasto riscontro di pubblico, con il solo passaparola.
Allora com’è che ci si ostina a voler scrivere tutto allo stesso identico modo? A che serve una regola universale se si è abbandonato il concetto di pubblico generalista? Com’è possibile celebrare, nel contempo, il trend del “giornalismo individuale”!

Giunge quindi la grande obiezione: in Italia l’analfebitismo è imperante. Studi scientifici hanno decretato che solo il 20% della popolazione è in grado di leggere e scrivere a un livello di difficoltà sufficiente per vivere in una società contemporanea. Gli altri, molti laureati compresi, non sono in realtà davvero padroni degli strumenti linguistici.
Il cerchio si chiude, bisogna scrivere in modo da tale da riuscire comprensibili a tutti.

Ma un giornalista deve fare solo informazione? È la nozione quello che davvero interessa, in un mondo sempre più costruito su processi e relazioni? Se semplifico allo stremo i concetti, faccio davvero un favore al mio lettore? O forse sto facendo un favore all’inserzionista della pagina accanto al mio articolo, che non ha alcun interesse a sviluppare l’intelletto e la personalità dei suoi clienti?
Portata all’eccesso, la semplicità diventa arbitraria semplificazione. Anche nel pensiero, il quale non sarà più in grado di afferrare processi più articolati.
Il cerchio non si chiude, perché questa è una spirale verso la progressiva involuzione.

Mi piacerebbe poter scendere a patti con quei pochi a cui capita di leggere i miei scritti: io m’impegno a essere più “giornalista” ma voi, lettori, impegnatevi da par vostro.

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