03.Apr.10

Pritzker Prize 2010

Il 29 marzo Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa di SANAA sono stati insigniti della massima onorificenza per l’architettura, il Pritzker Prize. Ho trovato il giudizio della giuria esaustivo, diretto ed efficace nel presentare i tratti salienti del lavoro di questa coppia (le cui realizzazioni mi erano del tutto sconosciute, prima): ecco il testo critico originale quasi interamente tradotto.

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Per un’architettura che è al contempo delicata e potente, precisa e fluida, ingegnosa ma non marcatamente intellettuale; per la creazione di edifici che hanno successo nell’interagire con i rispettivi contesti e le attività che ospitano, creando un senso di pienezza e ricchezza esperienziale; per il singolare linguaggio architettonico, che nasce da un processo collaborativo nel contempo unico e ispirato; per le notevoli costruzioni terminate e la speranza rappresentata dai nuovi progetti: con queste motivazioni, il 29 marzo Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa di SANAA sono stati insigniti della massima onorificenza per l’architettura.

SANAA

Nell’annunciare la scelta della giuria, Thomas J. Pritzker ha sottolineato che si tratta della terza volta in cui il Premio viene assegnato a due architetti nello stesso anno: i precedenti risalgono al 1988, con Oscar Niemeyer e Gordon Bunshaft, e a Jacques Herzog con Pierre de Meuron nel 2001.

Ho trovato il giudizio della giuria così esaustivo, diretto ed efficace nel presentare i tratti salienti del lavoro di questa coppia (le cui realizzazioni mi erano del tutto sconosciute, prima che appunto ne leggessi il commento in occasione del Pritzker Price): per una (rara) volta, non ho davvero nulla da aggiungere; mi limiterò alla citazione del testo critico originale. Peggio, sto per tradurlo alla lettera, quasi per esteso. Perchè ci si possa fare un’idea autonoma dell’operato di SANAA, nonchè della presunta appropriatezza di questa critica, basta cliccare qui per scaricare il portfolio con le maggiori realizzazioni dello studio, quasi tutte citate nel corso del comunicato rilasciato dai giudici del Premio.

Gli edifici firmati da Sejima e Nishizawa sembrano ingannevolmente semplici. Alla base di quest’architettura, una visione dell’edificio come un vuoto continuo, dove la presenza fisica si ritira a formare un sensuale sfondo per le persone, gli oggetti, le attività, i paesaggi. I due architetti esplorano come pochi altri le proprietà fenomeniche dello spazio continuo, della leggerezza, della trasparenza, della matericità, fino a crearne una sottile sintesi. L’architettura di Sejima e Nishizawa si pone in diretto contrasto con l’enfatico e il retorico. Anzi, la loro ricerca è volta a quelle qualità architettoniche essenziali che derivano da una ben più apprezzata schiettezza, dall’economia dei mezzi, dalla moderazione nel loro lavoro.

Può verificarsi la tentazione di vedere nelle raffinate composizioni di leggerezza e trasparenza, a opera di Sejima e Nishizawa, una tendenza elitaria alla riservatezza. L’estetica dei due architetti, comunque, è all’insegna dell’inclusione. Il loro approccio è fresco, sempre volto a offrire nuove possibilità all’interno delle normali costrizioni, cui va incontro un progetto architettonico mentre compie i suoi passi. Utilizzano materiali comuni, d’uso quotidiano, rimanendo nel contempo sintonizzati sulle possibilità della tecnologia contemporanea; la loro comprensione dello spazio non riproduce alcun modello convenzionale. Optano spesso per spazi non gerarchici o, stando alle loro stesse parole, un’equivalenza di spazi, creando edifici democratici, senza pretese, conformi alla funzione e alle risorse economiche disponibili. Un esempio è il progetto ad Amere, nei Paesi Bassi, con i suoi numerosi spazi di lavoro e le sue aule, dotati tutti di una vista privilegiata sul mare. Un altro esempio è il Rolex Learning Center a Losanna, uno spazio concepito perchè gli studenti ne usufruiscano giorno e notte. Originariamente, Sejima e Nishizawa avevano concepito un edificio a più piani ma, nel corso delle loro riflessioni, questo è diventato un singolo, seppure vasto, spazio in scorrimento. I diversi spazi del complesso (la libreria, il ristorante, le aree espositive, gli uffici) sono distinti non dai muri, bensì mediante ondeggiamenti del pavimento continuo, che sale e scende per conciliarsi ai vari utilizzi, mentre permette di guardare attraverso questo “paesaggio interno per la gente”.

Rolex Learning Center

La relazione tra edificio e contesto è della massima importanza nel lavoro di Sejima e Nishizawa. Definiscono “montagne nel paesaggio” le architetture pubbliche, nella convinzione che queste non debbano mai perdere la naturale e significativa connessione con i dintorni. Il New Museum a New York risulta a proprio agio nello scabro quartiere cittadino di Bowery. I musei racchiusi dal vetro di SANAA, quali il Glass Pavilion al Toledo Museum of Art (in Ohio), confondono i confini tra esterno e interno, fornendo al contesto tutta una serie di mutevoli viste dirette.

New Museum of Contemporary Art

Seppure Sejima e Nishizawa non abbiano pubblicato trattati teorici, sono architetti cerebrali, il cui lavoro è basato sull’investigazione rigorosa, guidata da concetti chiaramente e decisamente definiti. La nomina di Kazuyo Sejima alla direzione della Biennale di Venezia 2010 (sezione Architettura) è un tributo alla valenza teorica del suo operato.

Per un’architettura che è al contempo delicata e potente, precisa e fluida, ingegnosa ma non marcatamente intellettuale; per la creazione di edifici che interagiscono con successo con i rispettivi contesti e le attività che ospitano, creando un senso di pienezza e ricchezza esperienziale; per il singolare linguaggio architettonico, che nasce da un processo collaborativo nel contempo unico e ispirato; per le notevoli costruzioni terminate e la speranza rappresentata dai nuovi progetti, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa ricevono il Pritzker Architecture Prize 2010.

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