12.Mar.07

Paul Klee, Teatro Magico – Milano, Fondazione Mazzotta

Anche un insegnante del Bauhaus aveva sogni ed allucinazioni. Oltre la tecnica, l’intuizione. Al di là della produzione in serie, la ricerca dei principi naturali. Il lato meno noto di Klee è in mostra, con […]

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Anche un insegnante del Bauhaus aveva sogni ed allucinazioni. Oltre la tecnica, l’intuizione. Al di là della produzione in serie, la ricerca dei principi naturali. Il lato meno noto di Klee è in mostra, con altri maestri dell’oscuro…

La Fondazione Mazzotta ha sempre espresso una vocazione per l’arte fantastica ed il surreale. Risulta quindi strano che in cartellone compaia un “razionalista” quale Paul Klee (Berna, 1879; Locarno, 1940). Approfondendo la sua poetica ci si accorge però che l’ordine inseguito dall’artista ha come modello le forze generatrici della natura stessa. Klee non è mai stato un astrattista puro, ma è stato un artista-demiurgo, ricreatore dell’universo a dimostrazione che l’esistente non è che una delle possibilità della natura, che esistono altre dimensioni ancora da concretizzare. Klee sur-realista, quindi. La mostra ripercorre le tappe stilistiche di questa ri-creazione, attraverso un percorso tematico con riferimenti incrociati.

Gli esordi di Klee (primo decennio del ‘900) sono già all’insegna dell’antinaturalismo, all’ombra di una Secessione di cui ancora non afferra l’eleganza, le cui distorsioni preferisce piegare a scopi caricaturali. Data la tecnica scelta (l’incisione, Klee “si scoprirà” pittore solo nel 1914 in Tunisia), è inevitabile il confronto con altri maestri del genere, quali Goya o Daumier. E’ però evidente un Klee già padrone di una linea depurata, che non carica i propri soggetti ma li smagrisce all’inverosimile. E’ un artista che sta risalendo alle origini della figurazione. Emergono quelle contaminazioni tra i generi della natura che gli saranno care anche in futuro, che fanno pensare per analogia ad un Savinio molti anni dopo. L’artista non si soffermerà a lungo nel “fango viscido del mondo reale”, accusa che muoverà all’incisore ed amico Kubin, anch’egli in mostra. Occorre ammettere che quanto emerge meglio dai confronti presenti è proprio la distanza di Klee dagli altri artisti, questa sua volontà di allontanarsi dal modello reale, di non voler infierire su di esso perché troppo infimo. Sarà la scoperta del Cubismo, oltre che di Cèzanne e Delaunay, a suggerire a Klee il giusto percorso per raggiungere l’idea, senza neppure ripudiare il fenomeno.

Da un informe fondo di colori appena suggeriti emerge un contorno, una figura spesso appena generatasi: Klee è innanzitutto linea e colore, è fantastico nel senso di utilizzare la fantasia per indicare un’altra versione del reale. E’ un’alternativa comica più che ironica, dato che la stilizzazione permette di risparmiare energie psichiche, il riconoscimento del soggetto è immediato e questo ci lascia il tempo di ridere. Non esita a ricorrere a semplificazioni estreme per lasciare il fruitore libero di costruire la situazione, seguendo lo stesso meccanismo del teatro contemporaneo, o quello lirico, anti-mimetico per eccellenza. Klee è difatti un grande appassionato di teatro, al punto da riprenderne i soggetti e soprattutto il concetto stesso della teatralità, la riduzione degli individui ad archetipi. L’equilibrista ad esempio diventa simbolo della condizione dell’artista, in bilico tra successo e caduta. Ma è anche l’emblema di quella leggerezza tanto cercata, dell’inseguimento del senso più rarefatto. Non è un caso che lo stesso soggetto (Cavalletta: il funambolo, 1931) torni nell’artista che, tra quelli in mostra, è forse più vicino a Klee nello spirito: Ernst Kreidolf, famoso come illustratore di libri per bambini. Dall’infanzia entrambi sapranno trarre la capacità di vivere in bilico tra vita e sogno.

Gli ultimi anni della vita di Klee vedono l’infrangersi del sogno. La malattia, la guerra, o forse solo i tempi dell’arte che cambiano, portano il bernese ad una discesa nella materia sempre più violenta e conflittuale, dove anche i parchi e la notte non offrono quel rifugio estatico di un tempo. Compare il non-colore del segno nero, che si scontra contro un impasto riottoso: Fuatrier e Dubuffet sono alle porte, il mondo eidetico degli anni Venti non ha più spazio. Klee resta l’artista a cui “manca un popolo” per cui costruire la sua epopea di piccoli frammenti preziosi.


mostra visitata il 1 marzo 2007

Paul Klee – Teatro magico

Fondazione Antonio Mazzotta

Foro Buonaparte 50 – 20121 Milano

(Fermata MM Verde: Lanza)

Orario: 10-19,30; martedì e giovedì 10-22.30
Aperta: lunedì 9 aprile e mercoledì 25 aprile 2007 (orario 10-19.30)

Chiusa tutti i lunedì e domenica 8 aprile 2007 (Pasqua)

Per informazioni tel. 02.878197, info@mazzotta.it

www.mazzotta.it

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