29.Lug.08

Casa degli Artisti a rischio demolizione: lanciato l’ultimo appello

A nulla erano valse le proteste degli intellettuali milanesi, lo scorso autunno la Casa degli Artisti è stata sgombrata con gran dispiegamento di mezzi e forze dell’ordine, in ossequio al programma municipale di lotta alle […]

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Milano, Casa degli Artisti a rischio demolizione: lanciato l’ultimo appello

A nulla erano valse le proteste degli intellettuali milanesi, lo scorso autunno la Casa degli Artisti è stata sgombrata con gran dispiegamento di mezzi e forze dell’ordine, in ossequio al programma municipale di lotta alle cosiddette “zone franche”, ovvero ai limiti della legalità. Vero è che l’edificio storico, di proprietà del Comune, è abusivamente occupato. Il collettivo che vi opera continua a però sostenere che esiste una differenza di fondo tra la Casa degli Artisti ed un centro sociale: si tratta infatti di un luogo storicamente affermato e concepito sin dagli inizi per la produzione di cultura, che dagli anni Settanta si cerca di riportare al suo ruolo originario al di là del disinteresse delle istituzioni.

Edificata nel 1911 per volere dei fratelli Bogani, i ricchi mecenati vollero erigere la prima casa-atelier in Italia, costituendo un precoce esempio di architettura razionalista nazionale, ma soprattutto una tipologia edilizia unica nel Paese: tra le prime in cemento armato, con ampie vetrate esposte a nord per non avere mai la luce diretta negli studi, terrazzi e giardini. Il declino ebbe inizio con la guerra, fino al tentativo ad opera di Luciano Fabro, Jole de Sanna e Hidetoshi Nagasawa di riportare la struttura alla funzione natia, nel 1978. Già allora nacque il fraintendimento tra operatori culturali ed amministrazione pubblica, che non comprese le intime ragioni dell’occupazione. De Sanna riuscì però a far apporre alla Casa un vincolo monumentale, ad opera della Sovrintendenza ai Beni Culturali (1983), cercando nel decennio successivo di spingere il Comune verso un tentativo di recupero architettonico, a sostituire quella proposta di demolizione che avrebbe invece vanificato tutta la produzione artistica generata. La Casa degli Artisti è infatti un’istituzione che sta dietro ad opere esposte anche alla Biennale di Venezia, negli anni 1981 e 1993.

E’ pensando a questo patrimonio, che gli artisti “abusivi” hanno lanciato il loro ultimo appello. Nel comunicato si legge: “Al di là della non legittimità dello sgombero avvenuto lo scorso ottobre, quello che fa “paura” nel clima politico-culturale milanese e italiano, è l’indifferenza e l’irresponsabilità totali conseguenti alla mancanza di coscienza culturale. Dopo lo sgombero nessuna apertura anzi, ora si è aggiunta la minaccia di distruggere le opere depositate al magazzino del Comune.” Sono informazioni confidenziali, che ufficialmente non hanno ancora trovato riscontro. Il collettivo è preoccupato che l’amministrazione, immemore del vincolo, decida di lasciare al declino la struttura, oppure ne cancelli la valenza storica con un restauro incurante ma redditizio.

Conclude infatti l’appello firmato (Lidia Aceto, Claudio Citterio, Mariella Ghirardani, Arianna Giorgi, Diego Morandini, Hidetoshi Nagasawa, Raffaele Proto, Luisa Protti, Simone Sturiale, Alessandra Tavola): “Per quello che ci riguarda abbiamo lavorato per difendere anche la possibilità che l’arte continui a esistere in un luogo libero e indipendente, questo è l’unico modo possibile perché l’arte possa continuare ad esistere. Quel luogo può essere da qualsiasi parte però crediamo che il mondo della cultura debba intervenire, e intervenire con forza, almeno una volta, per non lasciare impunemente crollare (o annullare con un incurante restauro) un edificio così importante.”

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