20.Gen.10

“Leviatano” di Paul Auster (Einaudi)

Recensione a bruciapelo di un romanzo che ho voluto leggere per motivi “extraletterari”, dal momento che nell’opera di Paul Auster volevo innanzitutto individuare il personaggio costruito sulla falsariga della performer francese Sophie Calle, della quale sono invece un’adoratrice priva di ritegno. Proprio queste poche pagine, di una biografia che credo immaginaria per quanto coerente con i fatti, mi hanno salvata dalla delusione per una lettura dalla quale sono rimasta irrimediabilmente distante. Ancora una volta, sono stata difatti tradita dal mio pessimo feeling con gli scrittori statunitensi…

By

More about Leviatano

Niente da fare, ho visto confermata l’ipotesi che lo stile di scrittura nord-americano non mi sia affatto congeniale.
Di più. A neutralizzare qualsiasi partecipazione emotiva agli eventi da parte mia, in questo libro, oltre all’assenza di elaborazione linguistica ci si mette la struttura stessa del racconto. Gli accadimenti sono letteralmente raffazzonati nella sequenza più plausibile: per il narratore che li riporta, non per il protagonista che li agisce secondo modalità mai davvero esplicitate, il che non fa che allontanare il lettore dal cuore profondo e motivazionale della vicenda. Di certo, risulta così più credibile la finzione narrativa, per cui il narratore-scrittore suppone, più che sapere, cosa sia successo al suo amico; mi resta purtroppo il dubbio che lo stesso Auster non abbia saputo gestire meglio l’intreccio o, meglio, stare sul labile confine tra il non detto (ma implicito) e il non presente (neppure nella mente dell’autore). In altre parole, posso accettare che un personaggio non conosca le ragioni dei propri atti e che il lettore sia in tal modo provocato a interrogarsi su di uno sfuggente senso profondo, se non sulla sua assenza. Ma no, un autore deve avere un impianto stabile, un metodo d’indagine, anche se decide di applicarlo alla vacuità dell’esistenza. Ebbene sì, sono colpevole di star intentando un processo alle intenzioni.

Ho provato la stessa sensazione che mi ha suscitato la visione del film “Angeli e demoni” di Howard, perdonate il confronto impari perchè mi sto riferendo a una sola impressione, fugace quanto veritiera, avuta con un semplice colpo d’occhio a una delle tante statue di Bernini indagate dal protagonista: guardando la presunta “Estasi di Santa Teresa”, è stata lampante la sua natura fittizia, perchè lo scenografo si era preoccupato di riprodurne la sola parte visibile nelle inquadrature, ma il mio occhio reclamava una profondità dei piani scultorei di cui, per quanto di primo acchitto la si possa ritenere superflua, vi è lo stesso necessità per la completezza dell’opera. Ecco, è come se dietro il racconto di Auster non percepisca la presenza di un retroscena, anche solo concepito, ma fondamentale perchè l’edificio narrativo regga.

Sono ugualmente soddisfatta di questa lettura, per lo stesso motivo che mi ha spinto a iniziarla: la ricerca di Sophie Calle all’interno dell’invenzione letteraria, del suo intreccio tra arte e vita. Reale, questo sì, per quanto non realistico. Sarà perchè avevo ben presente la fonte d’ispirazione dichiarata, sarà perchè ero ben disposta nei suoi confronti, resta il fatto che ho trovato la presentazione del personaggio di Maria Turner semplicemente magnifica.

Tag:, , , , , , ,

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

Tag Cloud

 

Featured picture
Licenza Creative Commons
La Traccia by Caterina Porcellini is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
Software Design & Development StefanoAI