25.Nov.09

Gossip: a chi piace Beth Ditto?

Ode alla letterale abbondanza della frontwoman della band statunitense “The Gossip”. Voce, energia, fisicità: non è mancato nulla all’unica data italiana del gruppo indie, che ha suonato lunedì 23 novembre al Palasharp di Milano.

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L’abbiamo vista arrampicarsi graziosamente sulla scenografia del palco all’MTV Day di Genova, incurante dei quindici anni di vita che la sua baldanza stava togliendo agli uomini della security, là sotto. L’abbiamo vista, l’abbiamo sentita: apparenza monumentale e sottigliezza vocale; una personalità poderosa in cui ci sta tutto, anche la quadratura del cerchio di una punk che firma una linea di moda.
Per questo, lasceremo correre sul gruppo di supporto, salito sul palco del Palasharp lunedì sera: se il vocalist dei Ssion ha riscosso infine il nostro interesse, è in virtù di un’inconfessata propensione che abbiamo verso l’eccentrico, per non dire il grottesco. Per questo, non ci lamenteremo dell’estenuante attesa cui siamo stati sottoposti dopo l’esibizione del duo electro, perchè il palco venisse nuovamente approntato. Sapevamo che, alla fine, l’avrebbe calcato lei.
Beth Ditto
Il personaggio prima della sua musica, ammettiamolo. Recensire Beth Ditto, più che il concerto in sé, forse non è politicamente corretto; a onor del vero, va detto che la cantante non ha mai neppure provato a tenersi in disparte. Al terzo brano, già la copriva uno striscione contro l’omofobia che Brace Paine, sollecitato a mollare la chitarra, le aveva drappeggiato addosso a foggia di grembiule. A metà concerto, la “bambolona” indossava un paio di slip regalatole da un qualche fan (che non aveva occhio per le misure), accennando en passant ai rischi delle malattie veneree. Di fatto, Beth Ditto ha inframmezzato ai brani una sorta di talk show. Ce ne fossero in televisione, di anchorwoman simili: finalmente una che c’è, “non ci fa”.

La voce dei Gossip è sovrappeso, omosessuale, svestita… diciamo pure “segnaletica” (soprattutto ora, con i capelli infuocati dalla tinta). Qualsiasi aggettivo le si voglia affibbiare, se lo porterà addosso, più che farne un vessillo. “We can play it safe, or play it cool, follow the leader, or make up all the rules. Whatever you want, the choice is yours: so choose“: come non credere alla genuinità del testo di Heavy Cross, quando Beth Ditto urla il ritornello con rauca convinzione? E, infatti, l’entusiasmo ha letteralmente sollevato i piedi del pubblico da terra.

Spinti dai tempi accelerati dell’esecuzione e dalla sincronia ritmica dei musicisti, ci siamo lasciati trascinare da accenti punk e riff melodici, non risparmiando gli accendini quando una Ditto molto soul si raccoglieva in Coal to Diamonds.
Pop Goes the World, in un certo senso il manifesto dell’ultimo album (Music for Men), alla fin fine l’aveva promesso: per una volta, abbiamo fatto quello che ci veniva naturale.

 

 

 

 

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