21.Mar.14

Consigli per il weekend: l’Albergo Diurno Venezia a Milano

Stavo per terminare il mio lavoro quotidiano su Facebook – perché sì, ci sto soprattutto per lavoro – quando mi è capitato sott’occhio quest’album, pubblicato sulla pagina ufficiale del Comune di Milano | Palazzo Marino […]

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Stavo per terminare il mio lavoro quotidiano su Facebook – perché sì, ci sto soprattutto per lavoro – quando mi è capitato sott’occhio quest’album, pubblicato sulla pagina ufficiale del Comune di Milano | Palazzo Marino e condiviso da Federica Gasparetto della redazione di Arketipo. Anzi, ne approfitto per ringraziarla ancora una volta di essere, prima come “vicina di scrivania” e ora virtualmente, una risorsa preziosa in ambito architettonico, sempre attenta a seguire il settore con grande acume critico. La ringrazio, insomma, di avermi fatto scoprire l’ennesima architettura di cui ero rimasta colpevolmente all’oscuro.

Ho cercato su internet immagini d’epoca e ricostruzioni per farmi un’idea di cosa dove essere questo “gioiellino” architettonico nel 1925, come nei decenni a venire, durante i quali ha continuato a essere popolato. Credo che, alla fine, la migliore ricostruzione di un luogo sia nel racconto di chi l’ha vissuto. In questo video, realizzato negli anni Novanta da alcuni studenti della scuola di cinematografia di Milano, ho trovato sia fotografie che testimonianze.

Se ora vi state chiedendo com’è che voi non ci siete mai stati, sappiate che siete in buona compagnia. Perché il fatto è che, stavolta, non ero solo io ad avere le fette di salame Milano sugli occhi. Perché le tenebre sono calate sull’Albergo Diurno Venezia – in senso fisico e metaforico – per la bellezza di un paio di decenni.
Stando alla voce su Wikipedia, infatti,

Nel 1985 la parte Terme fu chiusa. Nel 1990 la struttura fu data in concessione al Consorzio Oberdan Servizi, costituito dagli artigiani che vi lavoravano. Gran parte degli artigiani lasciarono il Diurno alla metà degli anni novanta, vendendo una parte degli arredi che consideravano di loro proprietà. L’ultimo barbiere per uomini, Carmine Aiello, fu allontanato dal Comune di Milano il 16 giugno 2006 a causa di un contenzioso legale. Successivamente, in seguito alla rottura di un lucernaio di vetrocemento provocata dalla ruota di un mezzo di spazzatura dell’AMSA, i lucernai vennero coperti di asfalto all’esterno e rinforzati con tubi innocenti dall’interno.

Seguono anni di proposte, progetti, accordi siglati e non rispettati.
Come tutti gli organismi messi a riposo forzato e senza fare esercizi “manutentivi”, nel frattempo anche l’Albergo Diurno Venezia andava a scatafascio. Tutto considerato, anzi, nel 2004 quest’architettura era ancora capace di trasmettere suggestioni di tutto rispetto, a giudicare dall’immagine che segue e dalle altre del set di elle_effe_ su Flickr. Quello che si diceva delle curate, non siliconate signore di una volta, vale anche per le opere fatte a regola d’arte: sanno “invecchiare bene”.

Tornando quindi a questo fine settimana, a quanto pare l’Albergo Diurno Metropolitano vivrà il suo meritato ritorno in auge, riaprendo i battenti per almeno due giorni; grazie all’intervento dei volontari del FAI, che in questi giorni si sono armati di scopa e ramazza  – letteralmente – per metterlo a lucido da cima a fondo.

Meglio tardi che mai, insomma. Meglio tardi che mai più, mi viene da aggiungere. Sono indecisa se sperare che la struttura riapra definitivamente o meno. Perché, conoscendo Milano – capitale del marketing, prima che di qualunque altra cosa – ho paura a sentir parlare di “cambio nella destinazione d’uso”, o di “ammodernamento della struttura”. Come ho il terrore che l’Albergo Diurno Metropolitano diventi il museo di se stesso, o della sua epoca; che è poi la versione architettonica della messa in formalina degli esseri viventi: procedura che si riserva ai morti, in ambo i casi. Io vorrei ingenuamente, semplicisticamente, che Milano tornasse ad avere i suoi “bagni”. Non le terme, ‘ché bastano quelle di Porta Romana con le ciabattine monouso, l’aromaterapia e il canto degli uccellini nelle cuffie high-tech. Neppure la ricostruzione gel delle unghie, perché per ogni centro commerciale dell’hinterland c’è almeno un centro la nail art.

C’è posto per un’architettura unica, con un utilizzo specifico, che non vuole replicare e non viene replicata? Sì, a mio parere. Se riescono a sopravvivere a Salsomaggiore le Terme Berzieri, direi che i margini di successo in una metropoli sono ancora più elevati.
Sono entrata a visitare l’atrio delle Terme Berzieri personalmente, nell’agosto di due anni fa. E non sono riuscita a scattare una fotografia decente perché pullulava di turisti. Stranieri. Russi ed europei dell’Est, per la precisione, ai quali l’opulescenza cromatica e decorativa risulta tuttora più familiare – e gradevole. Per quanto fosse distante dal mio gusto (post)moderno, resta è un edificio affascinante, in un certo senso interattivo: per la quantità di particolari a scale diverse – dalle tessere di mosaico alle pitture parietali -, è un’architettura che va esplorata angolo per angolo, nel frattempo ammirando come riesca a mutare con il passare del tempo e delle angolazioni secondo cui la luce solare filtra all’interno. Se non avete voglia di spingervi fino alla frontiera della Lombardia, fino alla popolare, compassata e un po’ decadente Salsomaggiore Terme (che io ho apprezzato, ma non faccio testo perché qualsiasi luogo dell’Emilia Romagna per me rappresenta il brano di un’ode generale alla civiltà perduta), potete farvi un’idea già grazie all’ingegnoso tour virtuale offerto sul sito ufficiale dell’azienda termale.

 

Le Terme Berzieri non vi sono piaciute? Magnifico, è molto probabile che allora apprezziate l’Albergo Diurno Venezia. Che sta alle Terme come il design sta al movimento Arts and Crafts, o Adolf Loos al Liberty (che dalle sue parti si chiamava Secessione Viennese). Insomma, questo fine settimana siete impegnati: andate a visitare il Diurno Venezia.

 

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