16.Lug.09

Ancora due djs a Milano

Recensione molto arbitraria (e anche un po’ adolescenziale) della serata dei 2 Many Djs tenutasi la sera di mercoledì 15 luglio all’Arena Civica di Milano, per il Milano Jazzin’ Festival.

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Sono una persona seria: se insisto per essere accreditata a un evento come giornalista, immancabilmente mi porto dietro il fido blocco e la penna. Ma, lo confesso, stavolta non ho preso un appunto che fosse uno, certa del fatto che mi sarei ricordata dei 2 Many Djs lo stesso.
Queste e ben altre aspettative non sono state deluse dai due fratelli belga, alias David e Stephen Dewaele o i fondatori dei Soulwax che dir si voglia, che ieri sera si sono esibiti all’Arena Civica di Milano, all’interno del Milano Jazzin’ Festival.
Complice un biglietto d’ingresso più che abbordabile, c’era tutta la “Milano giovane” nel cuore di Parco Sempione, all’ora del tardo aperitivo (soprattutto per le zanzare: perchè Autan non figura tra i main sponsor della rassegna?). Per la felicità dei fashion hunter, c’è stato tutto il tempo per fare sfoggio di occhiali vintage e tagli di capelli androgini, cardigan con scollo sui pettorali scultorei e rarefatti vestitini tenuti fermi (non si sa per quanto) da maschi cinturoni. D’altronde, i 2 Many Djs non sono meno stylish del loro pubblico: si sono presentati in giacca e papillon…

2 Many Djs

Di solito, i Chemical Brothers danno inizio all’esibizione a luci spente, richiamando la folla distratta con l’incipit di “Hey Boy Hey Girl” che si propaga nel buio; paradosso, i 2 Many Djs cominciano esattamente come gli inglesi e con ciò dichiarano subito il loro originale punto di forza. Per chi, come me, ha sempre detestato lo scadere di una discoteca nel momento revival e al primo pereppepè è solito scappare inorridito verso il bancone del bar, i maestri del mash-up sono (l’unica possibile) eccezione che conferma la regola: chi l’avrebbe mai detto che avrei davvero ballato su “Gloria” di Umberto Tozzi e “Sarà perchè ti amo” dei Ricchi e Poveri?! Gli umili Dewaele non hanno manie di protagonismo e si “limitano” a prendere alla lettera il mestiere di dj, ovvero giocare coi dischi altrui. Da bravi ragazzi hanno fatto i compiti a casa, sciorinando citazioni con magistrale facilità.
La stessa con la quale la compita mise dell’inizio si è allentata progressivamente. Tra un attacco degli Eurythimics e il doveroso tributo a Michael Jackson, tra uno squittio di Mr. Oizo e il lancio dei Nirvana su un’autostrada mentale, si sono sciolti in movimenti ammiccanti: le cover degli album più annosi proiettate sullo sfondo, come i compunti milanesi lì davanti.
Nella cavea surriscaldata, i tappeti che furono degli spalti si sono fatti volanti sulla mischia. Coi piedi per terra, Milano ci tornerà il mattino in ufficio. Forse.

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