21.Gen.14

“Dai diamanti non nasce niente” di Serena Dandini (2011)

Non il solito manuale sul giardinaggio: un bel saggio divulgativo, che racconta storie e segreti di questa passione condivisa nel tempo da personaggi tanto illustri quanto “insospettabili”.

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Copertina del libro di Serena Dandini "Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini", pubblicato da Rizzoli nella collana BUR Vintage

Copertina del libro “Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini” di Serena Dandini, pubblicato da Rizzoli nella collana BUR Vintage

Mi ero ripromessa di menzionare questo libro nella ipotetica classifica delle mie letture per il 2014. Non ero riuscita a finirlo in tempo per il post letterario di fine anno, ma ero già sicura che questo saggio meritasse la top ten.
Infatti, mi ha talmente entusiasmato che siamo ancora a gennaio e gli sto dedicando tutto un post.

Dai diamanti non nasce niente: Storie di vita e di giardini, di Serena Dandini è un saggio divulgativo, di quelli che in Italia sono rari – forse perché accademici e specialisti sono i primi a bollarli, se un collega si decide a scriverne uno. È denso di aneddoti e informazioni, che spaziano dai monarchi francesi a Frida Khalo; dai più bei giardini in Italia fondati da italici “santi poeti e navigatori” della botanica, a nomi e caratteristiche di piante irrinunciabili.
Il tutto, orchestrato senza soluzione di continuità da un’autrice che sa scrivere e, meglio ancora, sa raccontare e raccontarsi mischiando esperienza personale e ricerca documentaria, storie private e avvenimenti storici.

Un saggio, sì, che utlizza però tecniche narrative per risultare – blasfemia! – piacevole. Quelle che faranno storcere il naso ai puristi della ricerca scientifica e umanistica, quando invece decretano il successo di tante pubblicazioni estere il cui format vorrei tanto – ma proprio tanto – fosse rivalutato in Italia.
Al di là dell’attualità politica ed economica, mi pare che gli editori italiani non dedichino agli argomenti “tecnici” una riflessione che vada oltre la galleria fotografica e l’eventuale lancio d’agenzia, senza spingersi fino alla pubblicazione specialistica. Inutile suggerire che, tra l’articolo in copertina e l’inserto per l’élite, di spazio ce ne sarebbe anche: i lettori non sono interessati… né mai potranno esserlo.

Quindi, consiglio questo libro a chi non è un botanico ma nutre una sincera passione per il giardinaggio e, magari, ha bisogno di sentirsi in buona compagnia attraverso lo spazio e il tempo: un libro del genere corrobora nello sfatare la vulgata del giardino come regno della Sciura Maria.
Per quanto mi riguarda, ha rafforzato la mia convinzione che si possa fare cultura in modo interessante senza fare i cazzari, indipendentemente dal tema!

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