28.Mar.13

Salone del Mobile 2012: Philippe Starck a cavallo della scopa

Durante il Salone del Mobile 2012, Philippe Starck ed Emeco – nella persona del suo CEO, Gregg Buchbinder – hanno presentato a Milano la Broom Chair, un prodotto pensato per il futuro della produzione industriale. Il suo segreto? Ce lo spiega lo stesso designer, che abbiamo incontrato a Milano il 19 aprile per un cocktail-evento in Palazzo Serbelloni.

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Broom Chair – Philippe Starck for Emeco on Vimeo.

A design that uses the waste from lumber factories and industrial plastic plants to create a chair that is environmentally responsible and aesthetically pleasing.

Gregg Buchbinder, a capo del marchio statunitense Emeco, ha incontrato per la prima volta Philippe Starck nel 1998 a New York, poco dopo aver acquisito l’azienda.
Data a quell’epoca un’amicizia – quella tra l’imprenditore californiano e l’eclettico designer francese – che dura ancora oggi: lo abbiamo constatato personalmente la sera del 19 aprile scorso, durante il cocktail nel giardino di Palazzo Serbelloni, attraverso cui Emeco e Starck hanno ufficialmente presentato l’ultima novità della loro fruttuosa collaborazione, The Broom Chair.

Il lavoro su questo nuovo prodotto eco-friendly ha avuto inizio nella primavera 2010, quando Starck ha deciso di rivisitare un disegno del 2001 per un progetto in materiale composto. Ponendosi l’obiettivo di ridurre il ciclo di rigenerazione della plastica, dopo due anni di ricerche sui materiali e sull’ingegneria della struttura è nata The Broom Chair, una seduta realizzata in un composto fatto di polipropilene ricostituito e fibra di legno di scarto. Questo materiale, ricavato da una gamma di scarti provenienti da segherie e fabbriche di materiali plastici, è tre volte meno impattante sull’ambiente, dal momento che riduce gli sprechi, le emissioni di anidride carbonica e il consumo di energia nel corso del processo produttivo.

Come provocatoriamente ha dichiarato lo stesso Starck, “abbiamo deciso di fare meno – meno stile, meno design, meno materia prima, meno energia – e alla fine abbiamo ottenuto di più”.
Il concept è stato poi approfondito dal designer in un appassionato discorso tenuto al cocktail in Palazzo Serbelloni, di cui vi riportiamo un estratto.

Siamo qui per parlare di come il plus del design debba significare ‘meno’, ovvero il minimo utilizzo di materiale. Ci siamo chiesti come ottenere un prodotto impiegando meno risorse e questa sedia è interessante perché costituisce il prototipo – forse – di una nuova direzione per l’intelletto umano. Non che io mi ritenga particolarmente intelligente, ma è propria dell’intelligenza umana la capacità di ottenere di più dal poco a disposizione.
Siamo qui per parlare di
una sedia il cui senso sta tutto nel nome: Broom, che in inglese significa ‘scopa’. La scopa è quello strumento che gli uomini utilizzano per pulire il pavimento; anzi, per la precisione, è quello strumento con cui le mogli degli uomini spazzano i pavimenti. (Ma anche questo cambierà, vedrete.) Con la scopa si raccoglie la polvere, che generalmente finisce nella spazzatura. Ecco il punto: siamo qui per parlare di spazzatura, di rifiuti. Questa sedia è composta di rifiuti e per questo adoro il suo nome, Broom; senza di quella scopa, che viene usata ogni sera per pulire il pavimento e raccogliere i rifiuti, questa sedia non potrebbe esistere.

Cliccando qui, è possibile leggere il resto dell’articolo sul portale Living24.it.

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