30.Ott.12

Cultura in costruzione: il Padiglione Messico a Venezia

Fedele al tema Common Ground della 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, il Messico ha stretto un accordo con il Comune: procederà al restauro della Chiesa di San Lorenzo, per farne la sede messicana delle Biennali nei prossimi nove anni

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Giunti nella piazza su cui si affaccia la Chiesa di San Lorenzo, si resta colpiti innanzitutto dalla fascia sgargiante che in questi giorni fa da rivestimento alla base dell’edificio. Non minore, tuttavia, è la sorpresa di scoprire l’entità del Padiglione Messico per la Biennale di Venezia, celato proprio dietro l’insolito basamento: una mostra installata all’interno di un breve tunnel, costituito delle grate e dei tubi metallici caratteristici di un’impalcatura.
Il titolo della mostra, Cultura in costruzione, ci pare davvero azzeccato sia per l’allestimento scelto sia per le intenzioni di questo Padiglione che, nel riflettere sul tema Common Ground suggerito da Davide Chipperfield, ha deciso di andare ben oltre la durata della 13. Mostra Internazionale di Architettura de La Biennale di Venezia.

Il Messico, infatti, ha stretto un accordo con il Comune per il restauro della Chiesa di San Lorenzo, che in seguito ospiterà il Padiglione nazionale durante le Biennali di arte e architettura per i prossimi nove anni. La comunione d’intenti, cui il curatore di questa edizione della Biennale invitata i partecipanti, in questo caso è evidente: da una parte, il Messico dà visibilità alle migliori proposte creative del proprio Paese, mentre dall’altra contribuisce attivamente al recupero del patrimonio storico della città ospitante.
Oltre ai progetti esposti fuori dalla chiesa, anche la visita al cantiere diventa così parte integrante di questa esposizione, che associa la realtà materiale della messa in opera – con tanto di calcinacci, transenne e caschetti di sicurezza calcati sulle teste dei progettisti – alla riflessione teorica sul ruolo culturale dell’architettura. Emerge con immediatezza come l’architettura stessa sia un pensiero reificato, una cultura che si fa oggetto; dotata di una fisicità troppo ingombrante, forse, se talvolta dimentica il suo intimo legame con la vita sociale, che al contrario pretende dinamismo e flessibilità.

Cliccando qui, è possibile leggere il resto dell’articolo sul portale Archinfo.it.

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