04.Gen.08

Harry Potter ed i Doni della Morte – J.K. Rowling

Cosa ci porta in dono Harry Potter? L’uscita nazionale del settimo capitolo della saga di Harry Potter non può passare sotto silenzio. Il fenomeno ha da tempo oltrepassato i limiti del genere fantasy come quelli […]

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Cosa ci porta in dono Harry Potter?

L’uscita nazionale del settimo capitolo della saga di Harry Potter non può passare sotto silenzio. Il fenomeno ha da tempo oltrepassato i limiti del genere fantasy come quelli anagrafici, di età e nazionalità. Il fenomeno è per definizione tale. Ha creato schiere di lettori fedeli, persino più di un fanatico. Perchè?

Alcuni hanno aspettato la notte in trepidante attesa. I previdenti si sono mossi per tempo prenotando in anticipo la propria fetta di torta. I più dotati, gli intrepidi hanno affrontato il taboo tutto italiano della lingua inglese e sanno già tutto, da mesi. I più furbi si sono accodati e fatti rivelare ogni particolare da amici e media vari. E poi restano gli irriducibili, che non hanno voluto rovinarsi la sorpresa, il momento (per quanto ritardato) in cui avrebbero potuto avventurarsi con calma e concentrazione nell’ultima avventura. Abbiamo aspettato anche loro.

Non ha senso, arrivati a questo punto, cercare di fare notizia con la rivelazione del finale. (Qualcuno pensa ancora che un eroe di un’opera fantasy possa morire sul più bello? Sappiate che J.K.Rowling ha fornito una risposta astuta, per quanto politicamente corretta, alla domanda.) Ha senso pensare a come si sia arrivati fin qui. Anni di pazienza, trame sempre più complesse memorizzate a menadito.

E’ stata vincente la scelta di evolvere la storia in senso sempre più adulto. E’ per questo imperdonabile la traduzione che l’editore Salani fa del titolo originale, perchè ingentilire delle Reliquie (Hallows) in Doni è travisare un po’ l’orientamento assunto dalla narrazione. E’ d’altronde una divergenza di posizioni che prende avvio già dal quinto volume, dove la claustrofobica narrazione originale veniva sciolta in una prosa più riflessiva e meno scattante (per non parlare dei problemi che deve aver generato la trasposizione della profezia, di fatto intraducibile e che, appunto, acquista il suo pieno senso solo nell’ultimo libro, con buona pace dei lettori italiani che non potranno cogliere certe sfumature linguistiche).

Questo è solo un esempio dei mille particolari che si rincorrono a distanza di volumi, creando quell’incredibile coesione della storia che è uno dei punti di forza della serie, segno che quantomeno la struttura fondante della vicenda è rimasta invariata dagli esordi. Come dire, onore ad una delle poche scrittrici che non ha scritto troppo e per motivi contrattuali (fatto salvo le ultime, allarmanti dichiarazioni di fine anno al Time magazine). Se il quinto libro era sospettosamente privo di eventi eclatanti, in retrospettiva se ne coglie il ruolo di chiave di svolta, in preparazione del sesto capitolo che tutto riallaccia. Gli ultimi volumi hanno reso ufficiale il cambio di registro che già gli elementi sempre più orrorifici avevano in precedenza annunciato; il colpo di genio è stato approfondire il parallelismo tra una psicologia del tutto plausibile ed un’ambientazione altra di estrema coerenza e creatività (e perchè no, molta ironia).

E’ forse proprio il carattere magico a fare le spese nel finale, all’interno dell’economia della storia. La Rowling si era ripromessa un unico testo conclusivo ed ha mantenuto la parola, egregiamente ma con evidenti sacrifici per i vari intrecci aperti. L’azione si riduce di fatto a pochi capitoli, quasi caricaturali per quanto sono stringati, mentre il duello è più un (intrigante) quesito giallo-esistenziale che un combattimento. Non è un caso che il brano più bello e commovente riguardi un personaggio ambiguo come Piton (o Snape, per i filologi), non è un caso che neppure sul finale si sciolga l’ambiguità del suo carattere, né buono né cattivo ma drammaticamente, umanamente egoista.

E’ lo spessore psicologico a costruire l’indimenticabile eroicità dei protagonisti di questa saga, da Silente ad Harry, più che le loro attitudini paranormali. E’ condividendo i valori di Harry, il coraggio della decisione, il peso del sacrificio di se stessi, la rinuncia altruista in virtù del giusto, che lo accompagniamo al centro della lotta finale.

E’ così che è stato tanto facile ed avvincente crescere, soprattutto credere, in un universo a cui si accede solo cozzando contro il pilone divisorio di una stazione londinese. Il binario Nove e Tre Quarti resta molto vicino a noi, è giusto più in là del nostro naso.

Autore: J. K. Rowling

Titolo: Harry Potter e i Doni della Morte (Harry Potter and the Deathly Hallows)

Traduzione: Beatrice Masini

Editore: Adriano Salani

Anno di pubblicazione: 2007

Prezzo: 23 euro

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