29.Mar.09

Il solito concerto? Max Gazzè supera se stesso

Nonostante abbia alle spalle anni di esperienza, passati calcando palchi di tutta Italia, per quest’ultimo tour l’artista romano confeziona un personale “concept live elettroacustico”, che segna una svolta nel rapporto col pubblico come nella concezione dello spettacolo stesso, in bilico tra elettronica e classica, poesia e teatralità.

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Max Gazzè ha trovato la formula magica per coinvolgere il pubblico, anche quello più sofisticato che d’abitudine siede sulle poltrone delle platee teatrali, orchestrando un’originale mistura di componenti sonore e non solo.
I precedenti concerti erano esclusivamente riservati al Max bassista, l’esecutore che per formazione sceglie un groove sporco e distorto, deciso e malizioso a tratti, di certo coinvolgente: in sintesi, quel musicista che in sede di registrazione lasciava puntualmente il posto al Gazzè cantautore, concentrato sulla complessità sonora e lirica delle proprie composizioni. Di certo, i live costituivano una piacevole sorpresa, a patto però che già si conoscessero quei tanto pregevoli testi delle canzoni perché, al contrario che negli album, l’aspetto cantautoriale passava in sordina.

Max Gazzè sul palco

Finalmente, l’artista ha trovato nel progetto Casi clinici una felice sintesi tra le due anime. Megahertz, con le sonorità piuttosto retrò di sintetizzatore e misconosciuto teremin, ben si accorda al tono intellettuale e sottilmente ironico della musica di Gazzè; sempre contraddistinta da una ricercatezza che, scavando sì nel profondo, ne trae infine un’impronta naïf, di una semplicità disarmante.
Questa vena ludica è resa bene, oltre che dal rapporto tra i due musicisti sul palco, dalla stessa interazione tra Max e se stesso, un doppio pre-registrato che “interviene” dallo schermo alle spalle del palco: questo alter ego più espansivo, creazione di Pastis (Marco e Saverio Lanza), ha forse contribuito a sbloccare il rapporto, prima un po’ impacciato, del cantante con il suo pubblico.
Se certe modalità d’interazione sono più familiari all’ambito teatrale, diretto e schiettamente musicale è invece l’apporto della coppia basso-batteria costituita dallo stesso Gazzè con Sergio Carnevale, musicista di grande perizia.
Acustico eppure sofisticato, “sinteticosinfonico” per dirla con Max, è infine il trait d’union che lega intelletto e groove musicali: degno di nota è difatti l’arrangiamento per il quartetto d’archi EdoDea scritto da Silvia Catasta, che riveste di nuove sonorità canzoni lungamente conosciute, al punto che Cara Valentina riesce a vivere di solo canto collettivo e vibrato. Quest’ennesima, piacevole sorpresa è poi l’unico motivo d’essere sul palco da parte della suddetta signorina che, innegabilmente graziosa, in qualità di polistrumentista lascia alquanto perplessi.
Se questa è l’opinione che se ne è avuta al Teatro Ciak Webank di Milano, al pubblico di Barletta (4 aprile), Firenze (6 aprile) e Roma (18 aprile) la possibilità di smentire.

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