10.Mag.08

Antartica – Hangar Bicocca, Milano

Rifondare il mondo, a partire dai ghiacci dell’Antartide Proposto un emendamento all’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: ogni essere umano ha il diritto di circolare liberamente attraverso le frontiere per recarsi nel territorio […]

By

Rifondare il mondo, a partire dai ghiacci dell’Antartide

Proposto un emendamento all’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: ogni essere umano ha il diritto di circolare liberamente attraverso le frontiere per recarsi nel territorio prescelto. Gli Orta propongono un nuovo modello di cittadinanza, perchè non sia globale solo il peggio della civiltà.

L’Hangar è ingombro di una volontà ludica, una propensione al piacere del gioco, quasi ingenua tanto è semplice. Lucy + Jorge Orta hanno da tempo optato per un linguaggio schematico, che loro stessi definiscono anti-artistico, pur di non dare adito a dubbi. Il messaggio deve poter arrivare con chiarezza, deve essere efficace se vuole smuovere le coscienze e spingere all’azione. Ed ecco allora colori e simboli, dichiarazioni a caratteri cubitali e sovrabbondanza di materiale: perché un Equipaggiamento di sopravvivenza non è tale se si limita all’esistenza materiale, al muro oltre a mestoli e pentole vengono appesi giocattoli e mazze da baseball.

In un mondo disperatamente alle prese con tutta una serie di problematiche, climatiche sociali ed umanitarie, un mondo che ciò nonostante davanti al collasso imminente preferisce fingere di non sapere, gli artisti-coniugi sollevano il velo di Maya: non solo esiste un’emergenza da affrontare, ma bisogna puntare alla migliore soluzione possibile. Esiste un obbligo etico che deve muovere i popoli dalla possibilità al dovere del cambiamento.

Gli Orta hanno occupato l’Antartide per assicurare la sopravvivenza ideologica della specie umana, al di là di quella materiale. La scelta è caduta sul luogo più possibile ed eventuale, il più chiuso in se stesso per le condizioni parossistiche eppure, allo stesso tempo, il più incontaminato (privo di giurisdizione nazionale, protetto dal Trattato Antartico) ed aggredito (dove gli effetti del surriscaldamento globale sono evidenti). La spedizione è stata realmente intrapresa per portare l’Altro ed affermare la libertà di movimento e di espressione dei popoli, una libertà che non è utopica se solo consideriamo che è già una condizione fattuale per il denaro e le merci. Perché l’Uomo allora deve limitarsi?

Gli artisti hanno realizzato una riflessione attiva sulla realtà, immaginando un’altra vita non solo a livello astratto, facendo esperienza reale del territorio. In Antartide hanno realizzato gli Antartic Village, agglomerati di tende colorate costruite con materiali diversi e stralci di bandiere provenienti da tutto il mondo. Fondazione simbolica e materiale di un mondo nuovo e possibile. La spedizione, intrapresa nell’aprile dell’anno scorso, faceva parte del progetto degli Orta per la Primera Biennal al Fin del Mundo, tenuta nella Terra del Fuoco. Le opere degli Orta sono sempre di vasta portata e grandi dimensioni, pur essendo realizzate con costi limitati e modalità facilitate per la realizzazione: si tratta di elementi minimi ed azioni piccole moltiplicate in quantità, per un’accumulazione permanente di persone ed enti, dove il trasporto e l’ubicazione sempre nuova dell’opera sia motivo di creazione per nuove comunità ed unione dei diversi. Noi crediamo che uno più uno possa fare milioni, ha dichiarato Jorge in conferenza stampa. Per l’occasione sono stati di fatto coinvolti il governo argentino e la comunità scientifica che vive in Antartide.

La descrizione del rapporto tra il team degli artisti e gli scienziati al polo Sud è illuminante, circa la ricezione e la fortuna critica degli interventi estetici degli Orta. L’accoglienza da parte degli scienziati in loco non è stata certo entusiasta, in un primo tempo. Il dubbio che la spedizione costituisse una romantica sceneggiata, un’idealistica perdita di tempo, serpeggiava tra uomini abituati ad un approccio pragmatico all’emergenza mondiale. Ed in effetti è quello che viene da chiedersi: l’arte propone un modello, mette in piedi tende colorate e sogni imperituri, ma esiste una possibilità di concretizzare l’utopia? Un intervento ambientale ha davvero un’utilità, nel momento in cui è privo di una funzionalità reale?

Gli stessi coniugi Orta devono essersi posti il medesimo dilemma, se hanno deciso di affidare ad un istituto statistico indipendente la rilevazione dei cambiamenti, generati dai loro interventi nell’arco dei decenni. I risultati sono sorprendenti, dal momento che dimostrano una percentuale notevole di attivazione presso le comunità toccate dal lavoro di Lucy e Jorge. I diecimila possessori dell’Antartica World Passport, rilasciato per l’occasione, si impegneranno d’ora in poi a combattere le ingiustizie ovunque si trovino, a riconoscersi e prestarsi mutuo soccorso attraverso il globo.

Gli Orta hanno pretese etiche più che politiche, sono coscienti che il ruolo di artisti non attribuisce loro poteri o competenze decisionali. Ciò nonostante intendono l’arte come un catalizzatore sociale, un intervento sul reale e non una sua idealizzazione in senso estetico. L’artista si fa messaggero, mediatore poetico di una volontà collettiva di cambiamento.

Non per niente, in Antartica l’hanno finita in una surreale partita di calcio, artisti e scienziati ad incontrarsi e scontrarsi nel gioco, collaborando nella vita.

Antartica

fino all’8 giugno

Hangar Bicocca, via Chiese – Milano

Tutti i giorni tranne il lunedì: 11/19:00; giovedì fino alle 22:00

Ingresso libero

Curatore: Bartolomeo Pietromarchi

Catalogo: Electa

Ufficio Stampa: Lucia Crespi

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

Tag Cloud

 

Featured picture
Licenza Creative Commons
La Traccia by Caterina Porcellini is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
Software Design & Development StefanoAI