12.Mar.11

Michelangelo Architetto

La città di Milano rende omaggio al Genio del Rinascimento con due grandi mostre, la prima delle quali dedicata al suo complesso iter progettuale in ambito architettonico, ripercorso in una serie di oltre 50 disegni originali e alcune ricostruzioni tridimensionali

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Sarà aperta fino all’8 maggio 2011 l’esposizione, intitolata Michelangelo Architetto, che Milano dedica allo scultore cui si deve l’opera di spicco del Museo d’Arte Antica all’interno del Castello Sforzesco. Se proprio la cosiddetta Pietà Rondanini sarà al centro della seconda mostra in programma, la retrospettiva attualmente in corso è invece dedicata al percorso del Buonarroti architetto, precursore di un linguaggio unico nel Cinquecento, tanto che i contemporanei per quanto ammirati non poterono che adottarne una versione “ammansita”: come sostiene il curatore Pietro Ruschi nel suo saggio in catalogo, “per cogliere i primi, effettivi frutti di quella poetica, riesaminata – e reinterpretata – in tutte le sue problematicità ma anche nelle sue potenzialità, bisognerà […] aspettare assai a lungo, ovvero la stagione del barocco romano, quando Bernini, ma forse soprattutto Borromini, ognuno a suo modo e con i propri fini, tentarono criticamente di individuare quei contenuti di forma e di spazio che Buonarroti, primo e unico fra tutti gli architetti del Cinquecento, aveva magistralmente ma drammaticamente adombrato”.

Lungi dal credere a quanto egli stesso sosteneva (che non fosse un architetto) per evitare il confronto con gli illustri predecessori dell’architettura rinascimentale, Michelangelo si dimostrò forte delle sue intuizioni al punto da svilupparle in un’assoluta autonomia progettuale, arrivando a occuparsi personalmente anche dei modelli dei suoi progetti come della scelta dei blocchi di marmo in cava. Soprattutto, la padronanza del lessico architettonico permise all’artista un approccio tanto sperimentale quanto innovativo, all’interno del quale gli elementi della classicità subivano una metamorfosi a favore dell’animazione, materica e scultorea, degli spazi; per dirla con le parole di  Christof Thoenes (citato sempre da Pietro Ruschi), “ egli non sapeva concepire un edificio se non come una scultura di grande formato: un intreccio di blocchi accatastati e ammorsati uno all’altro”.

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