31.Gen.11

Aperto il Masdar Institute ad Abu Dhabi

Lo studio di Norman Foster dimostra la realizzabilità di una città ecosostenibile inaugurando il complesso che fa da prototipo dell’intero masterplan: il Masdar Institute, sintesi (non del tutto pacifica) tra tecnologia contemporanea e tradizione islamica, abbatterà i consumi energetici rispetto alla media negli Emirati Arabi.

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Il campus del Masdar Institute è la prima parte realizzata, nonché una sorta di banco di prova, del più vasto masterplan di Masdar City: con l’inaugurazione del 23 novembre scorso, lo studio Foster + Partners ha concretizzato quelli che sono i principi, le finalità e i successivi sviluppi di un intero programma urbanistico fondato contemporaneamente sulla più alta vivibilità per i suoi abitanti e sul più basso impatto per l’ambiente.
Rispetto allo standard degli Emirati Arabi, infatti, il Masdar Campus farà ricorso a un quantitativo di energia nettamente inferiore, per il funzionamento del suo edificio principale, del centro studi e del complesso di alloggi per gli studenti: alimentato da energia solare (termica e fotovoltaica, grazie alla copertura a pannelli), dimezzerà i consumi di acqua potabile e di energia elettrica.

http://www.flickr.com/photos/trevorpatt/5197402897

Dato il clima torrido di Abu Dhabi, gli edifici sono orientati in modo da fornire il migliore ombreggiamento (cui concorrono pure gli aggetti dei pannelli fotovoltaici in copertura), interessando anche le altre strutture e i percorsi pedonali sottostanti. Verso gli spazi pubblici vengono infatti convogliate le correnti di aria fredda, in una contemporanea interpretazione delle locali “torri del vento”.
Le facciate sono disegnate in conseguenza all’orientamento dell’edificio, oltre che attraverso la rivisitazione di modelli appartenenti all’architettura tradizionale islamica: notevole è la rivisitazione della struttura della mashrabiya, una sorta di finestra a bovindo caratterizzata però da una schermatura in legno intagliato, che qui viene realizzata in cemento armato e fibra di vetro.

http://www.flickr.com/photos/trevorpatt/5197401933

Paradossalmente (vista la collocazione geografica del complesso), in un programma altrimenti così tecnologico la colorazione in sabbia locale e i disegni delle grate, ripresi dalla tradizione islamica, sembrano invece fallire il tentativo di integrarsi con l’ambiente, di cui riprendono alcuni stereotipi in modo forse fin troppo puntuale e, in ultima analisi, scarsamente approfondito.

Articolo pubblicato sul numero 47 (anno II) di Infoprogetto (26 gennaio 2011). Courtesy of Action Group Srl.

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