18.Dic.10

Il Museo del Novecento a Milano

Ha aperto il 6 dicembre il nuovo spazio del Comune di Milano dedicato all’arte del XX secolo: rinnovato su progetto dello studio di Italo Rota, il Palazzo dell’Arengario in piazza Duomo ospita ora una collezione che va dai futuristi all’arte povera, da Arturo Martini a Lucio Fontana, raccogliendo il meglio della produzione artistica e del collezionismo meneghino.

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Le Civiche Raccolte d’Arte milanesi hanno ritrovato, il 6 dicembre, uno spazio museale capace di ospitarle e dare loro nuova visibilità: si tratta del Museo del Novecento, frutto di un concorso internazionale che nel 2001 ha decretato la vittoria del progetto concepito dallo studio di Italo Rota per il restauro e l’adattamento del Palazzo dell’Arengario, portati avanti negli ultimi tre anni con un alacre lavoro di cantiere.

Con l’intervento nel cuore storico della città e il radicale cambio della destinazione d’uso, il Comune di Milano ha voluto porre in evidenza un lato finora trascurato di piazza Duomo che, come dichiara l’architetto Rota, “ha sempre vissuto dell’eterno successo della Galleria”. La volontà di aprire la struttura museale alla città è palesata dalla stessa realizzazione; in particolare, con la passerella sospesa che – recuperando la stratificazione storica degli edifici in quest’area – collega il Museo al secondo piano di Palazzo Reale, ma soprattutto mediante il sistema di risalita verticale che collega tutti i livelli interni all’Arengario, dal mezzanino della metropolitana fino all’opera luminosa di Fontana che si trova nella stanza sulla sommità della torre.

Dalla stessa piazza Duomo, della quale il Museo regala ai visitatori prospettive inedite, è possibile intravedere quella rampa a spirale che costituisce il cuore nevralgico del progetto e inevitabilmente richiama la celebre struttura del Guggenheim Museum di New York. Spiega infatti Rota che il suo progetto è “fondato sul camminare” ed è quindi definibile come un’installazione più che un’architettura: “uno spazio da visitare con il corpo per entrare in contatto con una serie infinita di capolavori”.

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