05.Dic.10

I monotipi di Emilio Vedova

Ha inaugurato il 18 novembre, presso la Galleria Dep Art, la prima esposizione a Milano dedicata ai “Monotipi” di Emilio Vedova: in mostra, una selezione di questo particolare ciclo produttivo realizzato dal Maestro nel 2006, anno della sua scomparsa, tra l’originaria gestualità pittorica e l’introduzione del fattore aleatorio durante il processo di stampa.

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Emilio Vedova (Venezia, 1919 – 2006) ritorna al monotipo nel 2005, sul finire di una carriera che nel corso dei decenni non ha mai conosciuto un calo di tensione, un allentamento di quel vitalismo anche conflittuale che ne ha costituito il fondamento profondo. I primi esperimenti sono stati condotti alla fine degli anni Ottanta a Santa Barbara e, poi, sulla West Coast nell’atelier di Garner Tullis: padre di una particolare carta spessa realizzata a mano, il titolare dello studio metteva il suo torchio a disposizione non solo di Vedova, ma anche di artisti quali Arnaldo Pomodoro e Sam Francis. All’alba del secondo millennio Art of the Next Century commissiona così, all’interprete contemporaneo dell’inquietudine veneziana che da Tintoretto prende le mosse, un ciclo di opere teoricamente passibile di una devitalizzazione della gestualità intrinseca all’espressionismo astratto, di cui Vedova è il maggior esponente italiano. Per definizione, infatti, la stampa si oppone all’aura pittorica, alla sua presenza hic et nunc che si perde nella moltiplicazione; fino a che l’impronta sulla tela si fa segno grafico, derivazione mentale della vita piuttosto che sua testimonianza. Eppure, l’anno successivo Vedova dà vita a una seconda serie di monotipi, che poi nel 2007 rientreranno nel volume e nell’omonima esposizione Vedova – Monotypes presso la Collezione Peggy Guggenheim a Venezia: la tipicità dell’ultimo ciclo di lavori dell’artista, scomparso proprio nel 2006, viene sancita dallo storico legame con la sua città e dall’altrettanto consolidata amicizia con la mecenate.

Luisa Castellini, autrice del testo di accompagnamento alla mostra Emilio Vedova “Monotipi” che ha inaugurato il 18 novembre presso la galleria milanese Dep Art, spiega bene l’alterità del monotipo rispetto alla stampa generalmente intesa, in ciò identificando la coerenza tra questa particolare tecnica e la poetica sempre professata da Vedova. Leggiamo così che

Il monotipo, unica impronta di nome e di fatto, ha fisionomia episodica, di evento, al pari della natura e della pittura. È il frutto maturo di una migrazione intuita voluta perseguita su carta di un fluido momento pittorico denso di olio, tempera o inchiostro. Tra l’orizzonte della superficie non assorbente, sia questa vetro, metallo o plexiglass, e il lido cartaceo: il gesto. Ora segno adesso pressione ma comunque fatto lontano da qualsiasi mediazione.

Le tecniche di stampa e il monotipo sono accomunati quindi da due soli fattori: il trasferimento del contenuto tramite una pressione e la specularità di quanto ottenuto rispetto al soggetto originale.

Spazio Opposto, non a caso Vedova definisce questa sua produzione; non propriamente grafica, abbiamo visto, ma lo stesso opposta allo spazio pittorico, dalla quale deriva e che letteralmente ribalta. Di coppie contrapposte, che però inevitabilmente si richiamano in continuazione, è costellata l’intera produzione del veneziano: il limite della tela e lo sfondamento della superficie, la materialità e l’evocazione, ma soprattutto quel bianco e nero che Cacciari definisce magnificamente «il puro avvenire e il puro passato del colore». Macchia e pennellata, esplosione del colore e deciso tracciamento del segno conducono direttamente al conflitto irrisolto dell’esistenza, su cui Vedova continua a interrogarsi; perché il dissidio sta alla vita come qualcosa di ineluttabile, con il quale pur bisogna fare i conti.

E l’impegno di Vedova, la sua “Resistenza” non solo politica, è in tal senso un esempio di potenza più unica che rara, dal momento che il suo gesto ha valore esistenziale. Come scrive Valeria Silvestri, dall’atto parte

una determinazione dell’essere e dell’io che permetta all’individuo di persistere nel suo progetto esistenziale, dandogli un valore costruttivo ed evolutivo. Il kósmos che nasce dal kaos, quindi, non tanto come ritrovata regolarità delle forme, ma come dinamismo animato che aspira a ridisegnare un mondo dotato ancora di senso e di significato, dove una possibilità progettuale è ancora data.

Quindi, se la pittura si assume il compito di riscattare l’uomo dall’imperscrutabilità del reale, da cui egli si difende con un moto violento e istintuale, il monotipo è massimamente propositivo, costituendo un’alternativa concreta alla realtà, nel suo farsi secondo un’intenzionalità tutta umana. Per dirla ancora con le parole di Luisa Castellini,

La permutazione su carta è teatro di un nuovo evento: tellurico sì ma ancor più sacro. Oltre il tempo dell’ordine – qui Vedova e la pittura – il tempo dell’apertura, del rito e della festa: dell’alterità che si compie nell’alchimia di un gesto antico.

Il monotipo

Dal greco “unica impronta”, per definizione il monotipo è un unico esemplare di stampa, di cui sfida molte consuetudini. Il monotipo risulta infatti dal trasferimento di una composizione pittorica, realizzata su una superficie liscia non assorbente come il vetro o il metallo, su un supporto generalmente cartaceo. Per creare la composizione si utilizzano solitamente colori liquidi, da quelli all’olio agli inchiostri, applicandoli sulla matrice con il pennello o le dita; un’altra tecnica prevede la stesura del colore a rullo su tutta la superficie, con la successiva parziale asportazione tramite l’uso di una spatolina o uno stecco. Tra le sue peculiarità, questa tecnica contempla tra l’altro la possibilità di ricorrere alla semplice pressione manuale per effettuare il trasferimento sulla carta, in alternativa al torchio.

La mostra

Titolo Emilio Vedova “Monotipi”

Testo Luisa Castellini

Sede Galleria Dep Art, via Mario Giuriati, 9 – 20129 Milano

Durata 18 novembre – 18 dicembre 2010

Orario da martedì a sabato 15.00/19.00; mattina e festivi su appuntamento

Ingresso libero

Catalogo Galleria Dep Art

Informazioni al pubblico e Ufficio Stampa Galleria Dep Art – Tel/Fax +39 02 36535620 – www.depart.it E-mail art@depart.it

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