08.Ott.10

“Mario Botta. Architetture 1960-2010”

A quasi otto anni dall’inaugurazione della sede del Mart, il Museo di Rovereto omaggia l’ideatore del suo progetto, Mario Botta, dando spazio a una mostra curata dallo stesso architetto: oltre 90 progetti, tutti portati a termine, vengono esposti attraverso una documentazione che comprende schizzi e modelli originali, fotografie e documenti inediti.

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Il 25 settembre, all’inizio di un’altra intensa stagione espositiva, il Mart di Rovereto ha inaugurato la mostra Mario Botta. Architetture 1960-2010, dedicata all’architetto che, in collaborazione con l’ingegnere Giulio Andreolli, ha ideato la stessa sede museale. Il progetto espositivo è curato proprio da Mario Botta, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, Janine Perret Sgualdo e la collaborazione di Peter Erismann.

Sono diverse le opere significative, realizzate dal progettista di Mendrisio (classe 1943) in diversi anni di attività professionale: l’esposizione presenterà oltre 90 progetti, tutti portati a termine, attraverso una documentazione che comprende schizzi e modelli originali, fotografie e documenti inediti. In particolare, meritano una segnalazione i corposi capitoli costituiti dai musei realizzati nel mondo, dal Museo Tinguely di Basilea al MoMa di San Francisco, passando per lo stesso Mart.
Volendo comunque passare in rassegna l’intero corpus delle opere di Botta, la mostra si suddivide in dodici sezioni che, già dal titolo, rendono in tutta la sua ampiezza quella spinta progettuale che ha portato l’architetto a cimentarsi di fatto con qualsiasi tipologia edilizia: il percorso espositivo si snoda attraverso Luoghi di lavoro, Teatri, Spazi del Sacro e Interni, fino a entrare nell’ambito di Allestimenti, Scenografie e Design. Non mancano infatti gli oggetti d’arredo, a partire dalle fortunate sedie realizzate all’inizio degli anni Ottanta per Alias.

Ripercorrendo cinquant’anni di attività, sullo sfondo di un frenetico contemporaneo (cui comunque Botta non si sottrae), emerge la coerenza della volontà con cui il progettista costruisce uno spazio dove l’uomo possa sentirsi protagonista nel silenzio della propria solitudine e, nel contempo, partecipe di un rito collettivo: uno spazio di vita dalle forme essenziali e dalle funzioni quasi arcaiche, capace però di offrire emozioni inedite.

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