03.Apr.08

Muriel Barbery – L’eleganza del riccio

L’eleganza di un sempre nel mai Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, […]

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L’eleganza di un sempre nel mai

Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

A scrivere è Paloma, in quel suo quaderno che ha eletto come ultima spiaggia, occasione finale per la scoperta di un senso che la spinga a vivere. Non le bastano la vita agiata, l’appartenenza alla classe che conta nel palazzo che conta. Dal basso dei suoi dodici anni nutre un disgusto profondo nei confronti di quella stupida madre laureata (segnatevi la definizione: “oca-intellettuale-di-sinistra”, torna sempre utile), il padre imprenditore e vigliacco, la sorella filosofa della volgarità.
Probabile che una ragazzina abbia bisogno di sogni, più che di un destino prefabbricato. Per questo ha deciso di suicidarsi il giorno del compleanno venturo. Non prima di aver dato fuoco all’odioso, lussuosissimo appartamento. Paloma ha scelto la più libera delle alternative possibili al proprio destino (da Camus in poi, è un po’ un marchio di fabbrica francese l’avere personaggi al di sopra delle leggi).

La Madame Michel di cui la ragazza parla, invece, si è rassegnata ad un’esistenza clandestina, una vita parallela rispetto al corso delle cose come stabilito (da chi, da cosa? Dalla legge non scritta del povero che resta povero, supponiamo). Portinaia sciatta e dislessica per chi la degna di uno sguardo sfuggente, appassionata intellettuale nel più nobile dei sensi una volta che si ritrae nel suo cantuccio più recondito; dove non arriva il suono della televisione, lasciata accesa ad uso e consumo di chi vuole ascoltare solo i propri pregiudizi di casta. Non sogna un riscatto, il riccio Renée, ma si tiene stretta l’unica libertà che può rivendicare, quella di pensiero. Come lei stessa sostiene, l’intelligenza non è che un’arma biologica in più per aiutarci a sopportare il tedio della nostra esistenza animale.

Due anime gemelle che non si incontrano, due sguardi incantati sul mondo che scandagliano le banalità alla ricerca dell’istante perfetto, la folgorazione dell’eternità quando si incunea con naturalezza nell’oggi. Se il romanzo fosse solo questo, proveremmo solo una rabbia infinita. Verso chi ha la possibilità di essere felice e non se ne rende conto, verso chi meriterebbe di più e non può che dichiararsi sconfitto. Passano capitoli che neppure la beffa elegante della portinaia affranca dalla pesantezza, perchè i ruoli sono ingiusti e l’impotenza soffoca il diritto (o il dovere) di comportarsi da essere umani, al di là dei ruoli imposti.

Per un Occidente che muore c’è però un nuovo sole che sorge altrove. L’arrivo di Monsieur Ozu è la chiave di volta del romanzo, spasmodicamente attesa mentre con calcolata lentezza ci si affezionava alle vittime della società. Come descrivere un’esistenza così opposta alla propria? Muriel Barbery ne fa un elemento d’incanto, il demiurgo di una speranza salvifica. Letteralmente, si prova sollievo nel riscoprire un destino aperto, semplicemente possibile. Dove persino la tragicità occupa un posto di rispetto, degno di compunta accettazione. “Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. E’ l’effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte.”

Non tutte le favole finiscono bene. Un romanzo con una filosofia simile, un insegnamento così epicureo non poteva che dar vita ad un finale estetico, bellissimo e privo di una morale declamatoria. Una storia poco narrata, giusto tratteggiata in punta di pennello.
Consigliato a chi non cerca storie ma esperienze, a chi ha una sensibilità sufficiente per viverle. Consola sapere che nella categoria si contano ancora centinaia di migliaia di lettori.

Autore: Muriel Barbery
Titolo: L’eleganza del riccio
Titolo originale: L’élégance du hérisson
Editore: E/O
Traduzione: Emmanuelle Caillat e Cinzia Poli
Anno: 2007

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