09.Lug.10

Il Toolbox di Caterina Tiazzoldi

Un “incubatore professionale” che Caterina Tiazzoldi ha derivato dallo sperimentale metodo combinatorio “Adaptable Component”, una ricerca condotta in ambito accademico tra il Politecnico di Torino e la Columbia University: un’unica idea progettuale, applicata a pochi elementi, viene declinata in tante varianti di sistema.

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Toolbox può essere definito un organismo urbano, che dalla città contemporanea trae le sue caratteristiche di complessità, varietà, mutevolezza.
Il progetto è stato pensato per rispondere alle esigenze di una città, Torino, che sta attraversando profonde trasformazioni: alla progressiva scomparsa del lavoro tradizionalmente inteso corrisponde la sempre maggiore presenza di liberi professionisti, una pluralità di utenti ed esigenze che derivano da contesti diversi. Anziché riproporre l’anacronistica tipologia dell’azienda con uffici, Toolbox si caratterizza quindi come un incubatore professionale, dove 44 postazioni individuali e una serie di servizi vanno a comporre un open space dall’insieme coerente, capace di coniugare socialità e privacy all’interno di un edificio industriale appositamente ristrutturato, senza che per questo venisse intaccata oltre il necessario la struttura originaria.

La coesistenza tra uniformità spaziale e pluralismo dell’utilizzo è possibile grazie al metodo combinatorio che CaterinaTiazzoldi ha sviluppato partendo dalla ricerca AdaptableComponent, condotta in ambito accademico presso il Politecnico di Torino e la Columbia University.
Un’unica idea progettuale,applicata a pochi elementi, viene declinata in tante varianti di sistema, come nel caso delle scatole che si affacciano sul corridoio: pur essendo voltimetricamente identiche, ospitano diversi servizi (sale riunioni, locali stampanti, spazi d’incontro informali) distinguibili mediante l’impiego di differenti materiali, che migliorano tra l’altro le performance acustiche e termiche dei volumi.
Dal principio della declinazione e trasformazione dell’elemento di base è conseguita ogni scelta progettuale, fino all’utilizzo di un software parametrico in grado di generare infinite configurazioni di uno stesso modello digitale. Grazie a questa applicazione, per esempio, si sono ottenute le 500 varianti dell’unico cubetto bianco utilizzate per le pareti della zona d’ingresso, come pure la dimensione e la posizione delle forature alle griglie del condizionamento, calcolate sulla base dello scambio d’aria richiesto da ogni ambiente.

Alla flessibilità dell’utilizzo è improntata la stessa gestione degli spazi: piuttosto che essere fisicamente trasformati, questi ospitano poche funzioni variamente combinate. Un sistema di automazione centralizzato controlla poi luci, accessi e servizi perché ogni utente possa disporre di un profilo che soddisfi la sue esigenze. L’applicazione più interessante della domotica al progetto consiste, infine, nella gestione informatizzatae impersonale degli utilizzi degli spazi: la mediazione tra gli utenti evita che tra loro si generino frizioni dirette, sempre possibili all’interno di un ambiente collettivo.

CREDITI

Concept: Aurelio Balestra, Giulio Milanese, Caterina Tiazzoldi

Design: Caterina Tiazzoldi

Team: A.Balzano, G. Bonavia, H. Cany, C. Caramassi, L. Croce,

M. Fassino, M. Pianosi

Foto: Sebastiano Pellion di Persano, Heléné Cany

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