14.Giu.10

Dalla scala architettonica all’oggetto d’arredo

Conferire prestigio a uno spazio di appena 37 metri quadri: è questa la sfida che un progetto di ristrutturazione ha posto all’architetto Riccardo Blumer, in collaborazione con la collega Donata Tomasina. Oggetto dell’intervento, infatti, è un piccolo ma importante appartamento in via della Spiga a Milano.

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Conferire prestigio a uno spazio di appena 37 metri quadri: è questa la sfida che un progetto di ristrutturazione ha posto all’architetto Riccardo Blumer, in collaborazione con la collega Donata Tomasina. Oggetto dell’intervento, infatti, è un piccolo ma importante appartamento in via della Spiga a Milano, che i progettisti hanno allora concepito come un oggetto d’arredo, un grande mobile, più che un’opera in scala architettonica.

Scenario di luce ordinaria_2

Un unico prisma dalle linee essenziali ospita tutte le funzioni abitative ripartendole su due livelli, all’interno di uno spazio minimo. Al piano esistente dell’appartamento trovano spazio la sala pranzo-cucina, caratterizzata da un grande tavolo il cui estremo è dedicato alla preparazione dei pasti, il bagno e la sala soggiorno. Il soppalco (a 2.40 metri dalla quota zero di progetto) ospita invece la camera da letto; in corrispondenza del piccolo locale di servizio sottostante, è collocato un armadio-guardaroba, mentre sulla zona cucina-pranzo aggetta la vasca idromassaggio con doccia e lavandino.
Il bagno e il guardaroba da una parte e, dall’altra, il blocco funzionale della cucina e della vasca costituiscono due volumi ortogonali che definiscono lo stesso spazio architettonico dell’appartamento. Il prisma a base quadrangolare che ne risulta s’inserisce di sbieco rispetto alle pareti dell’appartamento, a formare una serie di spazi intermedi tra l’oggetto e la preesistenza: si crea così un disimpegno d’ingresso all’appartamento o, ancora, un’area di transito e manovra attorno al tavolo.

Zenit

Nelle sue proporzioni come in quelle delle armadiature a scomparsa che contiene, il prisma è stato fortemente influenzato dal passo serrato (33 centimetri) dello scheletro metallico che costituisce la struttura portante, composto da esili profili tubolari in grado di sorreggere il soppalco e lo scenografico aggetto della vasca. Anche la ripetizione modulare dei panelli in legno d’ulivo, che rivestono l’oggetto, è scandita secondo lo stesso passo dello scheletro sottostante, sviluppando un motivo longitudinale di fasce, alte tra i 10 e i 20 centimetri. Inseriti tra una lastra di rivestimento e l’altra, gli stessi corpi luminosi incassati contribuiscono a sottolineare il ritmo intrinseco alla struttura dell’oggetto, vero leit motiv dell’intervento.

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